Allarme nella Basilica di San Marco, a rischio l’ambone delle reliquie

VENEZIA. Dopo le colonne d’ingresso che “sfarinano” per la risalita del sale e il Nartece sconnesso dall’acqua alta, l’ultimo allarme sulla corrosione nascosta e infida, altamente pericolosa, che minaccia la tenuta della Basilica di San Marco arriva dalle parole preoccupate del procuratore Carlo Alberto Tesserin: «È notizia delle ultime ore, i nostri tecnici hanno scoperto che le fondazioni dell’ambone delle reliquie - la tribuna alla destra dell’altare della Basilica, quello dal quale si presentava il doge subito dopo la nomina - non reggono più. La salsedine le ha corrose, mettendone a rischio la tenuta. Naturalmente temiamo anche per l’altro ambone, quello di sinistra. La situazione della Basilica di San Marco è drammatica come non mai: lo Stato deve intervenire subito, da soli non ce la facciamo più. Si devono rendere conto degli enormi danni che l’Acqua Granda di un anno fa ha portato, accelerando esponenzialmente il degrado della Basilica, con la risalita del sale che si vede a distanza di tempo».
«Non si può più aspettare», scandisce ancora il procuratore, «la Basilica va messa in sicurezza con l’intervento sull’area marciana che speriamo venga infine, presto avviato e il finanziamento del piano dei restauri, perché la Procuratoria di San Marco, da sola, non ce la fa più a sostenerli, tanto più dopo un anno così funesto. Servono soldi e interventi subito: temiamo che la grande emergenza per l’epidemia da Covid, tenga a margine la necessità di un intervento di restauro che non può più essere rimandato».
L’allarme sulla tenuta statica dell’ambone è l’ennesima prova di quanti e quali infiniti danni l’acqua alta e la salsedine provochino alla millenaria Basilica. La Procuratoria ha da tempo presentato un piano di restauro “prudenziale” da 30 milioni di euro, ma - spiega ancora Tesserin - «ne servono almeno 4 immediatamente, per gli interventi che non possono più aspettare. Se ne aggiungono ogni giorno di più. Abbiamo ricevuto un aiuto dalla Regione e da una società privata, ma serve l’intervento massiccio e definitivo dello Stato per preservare la Basilica. Vogliamo essere ottimisti: San Marco l’ha difesa in questi mille anni e la proteggerà ancora, facendo arrivare i fondi necessari per i restauri».
Che la Procuratoria non possa fare da sola, lo testimonia anche il bilancio di previsione (appena approvato) per il prossimo anno e le stime per la chiusura del 2020, per la prima volta, in profondo rosso: meno 1,2 milioni per quest’anno, meno 1,8 per il 2021. L’anno nero del Covid si è, ovviamente, abbattuto anche sulle entrate del Museo di San Marco e del Campanile: dai 10 milioni di incassi dell’anno scorso, si è passati ai 3,5 di quest’anno. La Procuratoria non ne prevede di più per quello a venire. «Un milione risale all’inverno», conclude il procuratore Tesserin, «due all’estate: dopo il lockdown e prima della nuova chiusura, le visite erano riprese con grande attenzione da parte delle persone, pazientemente in coda perché - per le limitazioni anti-contagio - i numeri d’ingresso sono stati naturalmente di molti ridotti: l’ascensore del campanile, ad esempio, ha una capacità per 14 persone, ma non ne può portare ora più di quattro e, comunque, siamo ancora chiusi. Il nostro bilancio è la fotografia dello stato delle cose. Da soli non ce la possiamo più fare». —
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