Alcolismo e slot machine, è allerta tra i giovanissimi: il primo bicchiere a undici anni

La denuncia nel Portogruarese. L’età media si alza a quindici nel caso della prima puntata alle scommesse. Il presidente dell’Acat: «Problemi gravi con ricadute pesanti sulle famiglie»

Rosario Padovano
Un carabiniere durante un controllo a una slot machine in un locale pubblico
Un carabiniere durante un controllo a una slot machine in un locale pubblico

Si abbassa l’età delle scommesse e delle giocate alle macchinette: la prima volta a 15 anni. Il rischio è crescere una generazione di ludopatici. Lo ha denunciato sabato sera, a margine delle serate di Cinema Days al teatro Romano Pascutto, la presidente dell’Acat (Associazione dei club alcologici territoriali) del Portogruarese, Ida Bozzato. «Si tratta di situazioni che non immaginavamo» ha detto Bozzato «la prima giocata si fa a 15 anni e ci si chiede come sia possibile. Per quanto riguarda il primo bicchiere di alcolici, invece, nel portogruarese abbiamo l’età media come quella di altri paesi, a 11 anni».

SerD riceve la collaborazione dell’Acat. Nei vari gruppi di ascolto, disseminati nel territorio, sono coinvolte oltre 200 persone, tra quelli che seguono un trattamento per l’alcolismo e loro familiari. La metà circa ha avuto problemi con alcol o altre dipendenze. Acat poi realizza pubblicazioni con le esperienze degli ex alcolisti, calendari e guide, tutte iniziative illustrate prima della proiezione del film più sorprendente del cinema italiano degli ultimi tempi, “Le città di Pianura”, preso a pretesto da Cinema Days, manifestazione sul cinema di San Stino, per parlare dei problemi legati all’alcolismo o alle dipendenze. In platea c’erano almeno un centinaio di persone. A San Stino ci sono due club di Acat.

«L’alcol provoca enormi ricadute nei rapporti familiari e sociali» è stato spiegato prima della proiezione del film del regista bellunese Sossai. «Le famiglie si disgregano. Si perde il lavoro. L’alcol è principalmente sottovalutato, provoca danni al fegato e al cuore. L’Oms dice che non c’è una quantità corretta. Dice che è una sostanza tossica. Più alcol equivale a più rischi. Provoca incidenti sul lavoro e incidenti stradali. Facciamo campagna di informazione coi medici di famiglia. La potenza del gruppo è quella dell’accoglienza e della condivisione. Accogliamo la famiglia. La persona ha bisogno del cambiamento di tutta la famiglia».

Attivo anche il progetto nelle scuole dal titolo “La ricerca della felicità”. «Lo organizziamo per dare dei messaggi sull’utilizzo delle droghe e dei social». 

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