Addio a Teddy Stafuzza cronista appassionato
Un giornalista d’altri tempi, un uomo tutto d’un pezzo che amava raccontare e andare a fondo, consumando le scarpe, come dicono sempre i vecchi cronisti, e soprattutto immortalando quello che lo incuriosiva.
Teddy Stafuzza aveva la macchina fotografica sempre al collo, la giacca tirolese, gli alpini nel cuore e tanto mestiere che ha insegnato a generazioni di giornalisti.
È così che lo ricordano in tanti che in queste ore ne piangono la scomparsa: famigliari, ex colleghi, persone che ha conosciuto e di cui ha scritto durante la sua carriera professionale.
Originario di Gorizia, ha iniziato a lavorare al Gazzettino a soli 24 anni, fino a quando non è andato in pensione.
Negli anni Novanta era diventato responsabile della redazione impaginazione, ha scritto di cronaca, bianca e nera, di sport, ma soprattutto di quello che vedeva attorno a sé, sempre a caccia di storie da raccontare nel migliore dei modi.
Un grande conoscitore della città, ricorda chi con lui ha lavorato e condiviso pezzi di vita quando ancora le notizie andavano sulla carta prima che sul web. Anche quando è andato in pensione, ha sempre portato con sé la macchia fotografica, dalla quale non si separava mai, perché poteva sempre tornare utile e catturare qualche scatto. Simpatico, entusiasta, generoso, sempre pronto a contagiare gli altri con nuove idee e nuove avventure. «Un cronista della vecchia guardia» lo ricordano gli amici e i colleghi, «unico e irripetibile». Con la schiena ben diritta. Amava gli alpini, portava il cappello con la penna e partecipava alle manifestazioni. Lascia la moglie Mariuccia e i figli, Roberto e Federico. I funerali di Teddy Stafuzza si terranno giovedì alle 11 nel Duomo di Mestre. —
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