Il patriarca: «Società troppo maschile, basta violenze sulle donne»

La messa del Patriarca Francesco Moraglia al carcere femminile della Giudecca. Grande emozione al tradizionale incontro con le detenute alla vigilia dell’Epifania

VENEZIA. Alla vigilia dell’Epifania tradizionale visita del Patriarca Francesco Moraglia nel carcere femminile della Giudecca e benedizione dell’Istituto a custodia attenuata per detenute madri. È il primo del genere in Italia. Suddiviso in due piani con un ingresso indipendente sulla fondamenta delle Convertite occupa un’area di oltre 300 metri quadri. Brillava con intensità la stella cometa del presepe realizzato collettivamente dentro le mura del carcere. E scaldava il cuore delle settantatrè detenute, italiane (45%) e straniere (55%), anche tre mamme con altrettanti figlioletti. Ogni giorno attendono la libertà per riabbracciare la vita. E ricominciare da zero. Ieri, dietro le sbarre, era un giorno festoso. Il Patriarca ha fatto loro visita ribadendo la vicinanza della Chiesa veneziana. «Che bel regalo», ha bisbigliato un gruppetto in inglese. All’incontro con le donne il presule è arrivato in anticipo insieme con la direttrice Gabriella Straffi. Lo accompagnavano il vicario episcopale monsignor Dino Pistolato, i cappellani del carcere femminile e maschile, padre Nilo Trevisanato e don Antonio Biancotto, il padre cappuccino del Redentore Andrea Cereser e il segretario particolare don Morris Pasian. Presenti anche i volontari, le religiose, gli agenti di polizia penitenziaria e i rappresentanti di associazioni. Le detenute hanno accolto monsignor Moraglia nella cappella dell’istituto di pena. Erano tante ed emozionate. Anche Cristiana Corbetto di Salzano, che venerdì sera ha ucciso la madre di 80 anni, ha sentito il bisogno di partecipare.

Il Patriarca si è avvicinato al presepe. Lo ha ammirato. Apprezzato. In silenzio ha recitato una preghiera. Tutto è durato pochi attimi. Le recluse lo sapevano. Subito gli hanno fatto largo perché raggiungesse l’altare per la celebrazione della messa. Nell’omelia si è chinato su quel mondo femminile che ha sbagliato. Intense sono state le sue parole: «La società ha un debito nei confronti delle donne, è troppo maschile. Ci sono troppe violenze contro le donne. Chi le subisce porta ferite indelebili». Ha invitato a perdonare: «Non è facile ma è l’inizio di una nuova vita». Poi è arrivato il momento dei doni, ai bimbi calze traboccanti di dolci, al Patriarca un gilet grigio, una tovaglia ricamata a mano e una cesta con cosmetici prodotti nei laboratori del carcere della cooperativa Rio Terà dei Pensieri. Commovente il rito della pace. Il presule ha raggiunto le detenute, a tutte ha stretto le mani. I tre piccoli gli hanno donato boccioli di rosa, lui li ha accarezzati teneramente. Gesti e sguardi parlavano da soli. Conclusa la celebrazione liturgica, è iniziato il dialogo fraterno. Il pastore Francesco ha ascoltato il grido e il pianto delle detenute. Ha infuso coraggio, acceso entusiasmi, indicato una strada: «Tenete bene in mente la data della vostra uscita». Le ha contagiate di speranza con un “Arrivederci”. Oggi in basilica San Marco, alle 10,30, il Patriarca celebra la messa del giorno dell’Epifania del Signore dedicata anche alla preghiera “simultanea” in unione e comunione con i missionari veneziani (sacerdoti, religiosi e laici) presenti nelle varie parti del mondo.

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