Economia, Venezia maglia nera del Veneto

Dal 2008 persi 23 mila posti e il tasso di disoccupazione è passato dal 2,9 all’8,8 per cento

Metti la crisi di porto Marghera, il tracollo di alcune attività tipiche (vetro, maschere), le grosse difficoltà di certe aree, come quelle di Chioggia e Cavarzere, e le manchevolezze di un turismo divenuto sempre più mordi e fuggi. Aggiungi un clima internazionale da recessione, la mancanza di fiducia degli imprenditori, il crollo dei consumi, et voilà, i giochi sono fatti.

La provincia veneziana soffre e questa non è una novità. La vera novità, ed ecco il problema, è che soffre più delle province venete e delle principali province italiane. A dirlo, sono i dati della Cgia di Mestre che alimentano preoccupazione e disagio soprattutto su un fronte, quello della disoccupazione. Dall’inizio della crisi, ovvero dal 2008, l’economia del nostro territorio ha perso 23mila posti di lavoro. Detta in altro modo, gli 11mila senza lavoro del 2007 sono diventati 34mila a fine 2012, con un aumento, appunto, superiore alle 20mila unità. Traducendo in termini percentuali queste cifre, si resta ancora più impressionati. Infatti il tasso di disoccupazione è passato dal 2,9% di sei anni fa all’attuale 8,8%, triplicando in pochi anni.

Nel Padovano, tanto per intenderci, il tasso di disoccupazione a fine 2012 è salito al 6,6%, a Belluno al 6,1, a Treviso al 5,9, a Verona al 4,4, a Vicenza al 6,8. Solo Rovigo è andata peggio del Veneziano con il 9,3%. Tutto qui? Nient’affatto, anche se questo trend basta e avanza per far suonare il campanello d’allarme. Ma a testimoniare la crisi che ferisce il Veneziano ci pensano anche i dati relativi alla mortalità delle imprese. Nel 2012, il nostro sistema produttivo ha registrato la nascita di 4.913 aziende, ma nello stesso periodo ne sono scomparse 6.590, con un saldo negativo di 1.677 imprese e un tasso di crescita del -2,1%. Trend normale e prevedibile, in tempi di quasi-recessione? No, perché, guardando solo alla altre province venete, quella veneziana è l’economia che va peggio.

Nel Padovano lo scorso anno il saldo fra iscrizioni e cessazioni è stato addirittura positivo: più 820. A Rovigo meno 70, a Verona meno 287, a Belluno meno 72, a Treviso meno 480, a Vicenza, la peggiore dopo Venezia, meno 1.004. In questo clima di grave difficoltà, l’artigianato paga un prezzo altissimo, come sottolinea Paolo Zabeo della Cgia di Mestre.

Quasi 2mila aziende scomparse dal 2007 a oggi, più 35% di ore di cassa integrazione in deroga autorizzate nel periodo gennaio-aprile 2013 rispetto all’anno precedente, con particolare riferimento al comparto pelli e cuoio (Riviera del Brenta), trasporti, abbigliamento (Miranese). «Purtroppo la situazione dell’artigianato nel Veneziano è drammatica», sottolinea Zabeo, «e le cause sono legate a più fattori, non ultimo la crisi di porto Marghera ma anche di altre realtà della provincia». L’uscita dal tunnel? Il rappresentante della Cgia è preciso: «Dovremmo tornare al periodo pre-crisi fra cinque anni».

Gianluca Codognato

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