Gli architetti venezuelani contro Biennale e Leone d’oro

Adesso è ufficiale la protesta del Venezuela contro la Biennale per il Leone d'Oro assegnato dalla giuria della Mostra Internazionale di Architettura al gruppo Urban-Think Tank, composto dagli...

Adesso è ufficiale la protesta del Venezuela contro la Biennale per il Leone d'Oro assegnato dalla giuria della Mostra Internazionale di Architettura al gruppo Urban-Think Tank, composto dagli architetti venezuelani Alfredo Brillembourg e Hubert Klumpner con l'inglese Justin McGuirk per il progetto legato alla Torre de David di Caracas, grattacielo incompiuto e dismesso occupato da migliaia di diseredati. Dopo le polemiche sui giornali venezuelani, e le dichiarazioni di noti architetti su quella che è stata giudicata un abile e spregiudicata operazione mediatica di marketing architettonico capace di fruttare un Leone d'Oro, fatta sulle spalle di quello che per molti in Venezuela anche un luogo di degrado, disperazione e delinquenza, a muoversi con un documento di denuncia è il Collegio degli Architetti del Venezuela. Un documento durissimo, in cinque punti, che mette sotto accusa la giuria di "Common Ground" la Mostra di Architettura curata da David Chipperfield, e la stessa Biennale. Per gli architetti venezuelani quello della Biennale è un premio politico e i giurati «non menzionano un solo criterio di ordine disciplinare, sia architettonico sia urbanistico. Si avvalora, al contrario, la supposta creazione di una nuova comunità e una nuova identità qualificata come spontanea». L'invito agli architetti è allora a dividere il loro premio con i tremila abitanti della Torre "premiati". Per il Collegio degli architetti venezuelani, la giuria della Biennale Architettura mostra «ignoranza dei problemi reali dell'architettura e degli abitanti del nostro Paese e il suo approccio «superficiale e decontestualizzato al dramma quaotidiano di migliaia di esseri umani». Intorno alle immagini della Torre e dei suoi abitanti, i Think Thank hanno costruito alle Corderie dell'Arsenale un ristorante venezuelano funzionante, con musica salsa e grandi insegne luminose e per gli architetti venezuelani del Collegio si tratta di «realismo cinico» e «opportunismo senza scrupoli». Per questo al termine del loro documento gli architetti venezuelani «ripudiano fermamente il comportamento frivolo e falso» dei Think-Thank e dichiarano che «la grossolana manipolazione di un edificio invaso da diverse migliaia di rifugiati non rappresenta nessun obiettivo valido per l'Associazione».

Enrico Tantucci

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia