Allarme centrali a biogas «Così vi scavate la fossa»

Il professor Nicola Armaroli analizza l’enorme concentrazione di impianti nel Portogruarese. Ben 17 quelli già costruiti o in procinto di essere autorizzati
Di Gian Piero Del Gallo

PORTOGRUARO. L'argomento centrali per la produzione di energia alternativa, anziché esaurirsi con la costruzione degli impianti, alcuni dei quali già in funzione, ha alimentato non poco il malumore tra i residenti della gente. Questo sia per le notizie non proprio rassicuranti che sono emerse durante il Consiglio comunale, sia per l'approvazione di un ulteriore ordine del giorno con il quale il Comune chiede alla Regione di approvare in tempi rapidi le linee guida, per evitare che nel Portogruarese, visto che i criteri fissati dal decreto del Ministero Sviluppo lo consentono, vengano realizzate nuove centrali. La Regione, governata da Pdl e Lega, ha concentrato tutte le autorizzazioni nel Portogruarese e non nel Sandonatese.

«Ce ne sono ben 17 tra autorizzate od in fase avanzata per esserlo», precisato Patrizia Daneluzzo, consigliere comunale di Città Futura-lista rosso verde, «la Zignago Power con 13,2 mw, la Cereal Docks con 7,6 e la Sigeco con 6, cui vanno aggiunte le altre di cui non si sa molto».

Ma quello che fa sorgere ulteriori preoccupazioni è la richiesta per l'avvio urgente di uno studio sugli effetti cumulativi attesi nel territorio a causa della realizzazione e messa in funzione delle centrali autorizzate. Infatti anche se ogni centrale dovesse rientrare nei propri parametri, sommando le emissioni di tutti gli impianti, il risultato sarebbe di tutt'altra pericolosa portata.

Tesi questa sostenuta da sempre dal professor Mario Mazzucato, ematologo e ricercatore del Centro riferimento oncologico di Aviano, nei vari incontri in cui metteva in guardia dai pericoli derivanti dalla concentrazione di tante centrali in un territorio così ristretto come il Portogruarese, ben quattro nel raggio di 10 km e non è ancora finita. Agli avvertimenti del professor Mazzucato si aggiungono quelli di uno scienziato di chiara fama qual'é Nicola Armaroli e non c'è da stare allegri. Biochimico di fama, vincitore del Neumann Prize, ricercatore del Cnr di Bologna, Nicola Armaroli è colui che aveva dimostrato la pericolosità della centrale a turbogas della Mirant, dieci anni fa. «Sulle centrali va valutato attentamente caso per caso», dice il professor Armaroli, «nella mia regione, l'Emilia Romagna, erano partiti al massimo della velocità, oggi invece vanno con i piedi di piombo, forse per via di una moratoria». Infatti c'é la richiesta alla giunta regionale, di approvare una moratoria all'autorizzazione di nuove centrali per evitare che il passaggio da fonti fossili a quelle rinnovabili diventi uno sfruttamento del territorio invece di un'occasione di progresso per la popolazione. «Io credo che un impianto da un solo megawatt in un comune, fatto alla tedesca, cioè senza porcherie per alimentare il biodigestore e con scarti agricoli prodotti dalla stessa azienda o in zona, sia una buona cosa», dice ancora Armaroli, «il problema è che nel Portogruarese ci sono troppi furbastri che si stanno scavando la fossa con le loro mani, quindi non mi stupisco che si stiano facendo operazioni dubbie». Infatti, come aveva sottolineato la stessa consigliera Daneluzzo, la tutela dell'ambiente non esiste, il traffico proprio per trasportare liquami e quant'altro per l'alimentazione del biodigestore è cresciuto proprio nei pressi delle centrali, mentre il Piano energetico regionale, l’unico che potrebbe fare ordine, riposa in qualche cassetto della giunta regionale in attesa di approvazione.

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