Scoppia la polemica sul vecchio “caso Ceschel”

A Quarto d’Altino la giunta decide di resistere in Cassazione alla richiesta d’indennizzo della famiglia del bimbo morto nell’84. Opposizione: «Modo errato»
Di Marta Artico
LAZZARINI QUARTO D' ALTINO: ESTERNI MUNICIPIO q
LAZZARINI QUARTO D' ALTINO: ESTERNI MUNICIPIO q

ALTINO. Il “caso Ceschel” finisce in Consiglio comunale e la maggioranza decide di ricorrere in Cassazione. Martedì sera in municipio si è discussa la nota vicenda legale che si trascina da anni nei diversi casi di giudizio, tornata alla ribalta dopo che la Corte d’Appello con una sentenza che ha modificato l’esito dei precedenti processi, ha giudicato il Comune colpevole 29 anni dopo, condannandolo a risarcire in solido la famiglia.

Stiamo parlando della morte di Enrico Ceschel, il piccolo di soli 13 anni che alla fine di luglio del 1984, durante la sagra del paese, entrò in contatto con una palina di ferro che fungeva da presa a terra di un chiosco di alimenti e bevande gestito da Gianfranco Zanon, allora anche lui solo un ragazzo, perdendo la vita. Due famiglie altinati che vorrebbero, ancor oggi, solo tenere il dolore per sé. Martedì sera il Consiglio si è trovato ad ascoltare l’avvocato, per scegliere se proseguire impugnando la sentenza della Corte d’Appello in Cassazione e chiedere nel frattempo la sospensiva. Anche perché si tratta di una somma non indifferente di denaro da pagare, centinaia di migliaia di euro, che il Comune non ha.

La scelta non è piaciuta all’opposizione, che ha abbandonato l’aula. «Abbiamo chiesto l’abolizione dell’ordine del giorno», dice Ubaldo Fanton di Patto Cittadino, «quanto accaduto è eticamente grave, è un fatto doloroso che doveva rimanere in giunta. Come fa un Consiglio a prendersi responsabilità che qualcun altro non vuole assumersi? Ci sono gli estremi per un esposto al prefetto perché esiste la privacy». Stesso pensiero del consigliere Cristina Baldoni. «In commissione», dice Luigino Varin di “Per Quarto”, «abbiamo spiegato che per noi una vicenda simile andava trattata in seduta privata, non è mai accaduto che una scelta legale passasse in Consiglio. Il comportamento tenuto non è rispettoso di nessuno». Replica la sindaco, Silvia Conte: «Proprio per la portata di questa drammatica vicenda che ha delle ripercussioni sul bilancio e riguarda l’intera comunità, abbiamo deciso di discuterne in Consiglio. Per prima rimango indignata dei tempi della giustizia italiana, ma si tratta anche un monito sulla sicurezza. I cittadini si domanderanno cos’hanno votato a fare i consiglieri di minoranza se non vogliono dare il loro contributo di riflessione in questioni del genere».

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