Chiesti i danni a Calatrava per il ponte: la manutenzione costa una follia

La Corte dei Conti chiede danni per 3,4 milioni di euro come risarcimento all’architetto spagnolo e ai responsabili tecnici del progetto: Vento, Scibilia e Casarin

VENEZIA. In tanti lo dicevano da anni, a Venezia, una ciacola polemica alla quale ora la Procura regionale della Corte dei Conti ha dato il suo avallo contabile: «La realizzazione del Quarto Ponte sul Canal Grande ha comportato un oggettivo e sconsiderato aumento dei costi rispetto agli oneri inizialmente preventivati - di fatto, totalmente disattesi - e comporterà per il futuro un costante e spropositato esborso economico da parte dell’amministrazione, in quanto l’opera è affetta da una patologia cronica caratterizzata dalla necessità di un costante monitoraggio e dal continuo ricorso ad interventi non riconducibili, in alcun modo, ad interventi di ordinaria manutenzione». «Spropositato» quanto? 3,467 milioni di euro, sugli 11,2 del costo finale: tanti - secondo la Procura della Corte dei Conti - i soldi pubblici gettati al vento a causa di errori di progettazione sulla spinta della struttura sulle fondamenta (corretti solo a fronte di 5 onerose varianti) e nella gestione della gara d’appalto, bandita per una «strada», quando il cuore del Ponte è una sofisticata fusione d’acciaio, costringendo così l’impresa appaltatrice Cignoni a ricorrere alla tecnologia della Lorenzon.

Lo scrive il procuratore regionale della Corte dei Conti, Carmine Scarano, nell’«invito» con il quale informa l’architetto Santiago Calatrava Valls e sei dirigenti pubblici che si sono alternati nel ruolo di responsabile unico del procedimento, direttore dei lavori e direttore operativo (Roberto Scibilia e Salvatore Vento, Roberto Casarin, Franco Bonzio,Luigi Licciardo, Hermes Redi), che nei loro confronti «sono emersi validi elementi per una citazione in giudizio per danno erariale dinanzi alla Corte». Implacabile il giudizio dell’accusa: «Dalla documentazione agli atti», scrive Scarano, «emerge un quadro caratterizzato da macroscopica approssimazione e diffusa incapacità sfociate in un imbarazzante, quanto stupefacente, insieme di errori riscontrabili tanto nelle fasi di progettazione ed esecuzione, quanto nella redazione del bando di gara. Un’incapacità tecnica e una leggerezza nell’uso del denaro pubblico che così tanto sorprendono se raffrontate all’esperienza, competenza e capacità che hanno caratterizzato, in passato, la costruzione degli altri storici ponti sul Canal Grande». Un danno erariale ingente, ma evitabile. Una «bomba» che esplode dopo 7 anni di indagini. A supporto della sua accusa, il procuratore regionale cita quattro consulenze tecniche, giunte a conclusioni concordanti: quella dell’ingegner Paolo Leggeri per la Procura nel procedimento per abuso d’ufficio, poi archiviato; quella che la Procura contabile ha affidato all’architetto Gianfraco Roccatagliata; le relazioni dell’Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici; la relazione tecnica effettuata per conto del Comune dall’ingegner Majowiecki.

Il Ponte è un arco ribassato che spinge con forza sulle rive: se il lasco supera i 4 centimetri, c’è rischio di collasso. Un problema che si concretizza in fase di progetto esecutivo: nel 2001 l’ingegner Creazza suggerì a Calatrava di tenere in asse il ponte con un tirante subacqueo, ma si risolse per fondamenta più profonde. Così, scrive Scarano, si determinava «un sostanziale incremento del costo dei lavori, senza risolvere alla base il problema tecnico che viziava il progetto». Tanto che poi si è reso necessario un monitoraggio costante per intervenire - come è già stato più volte, con 398 mila euro spesi in 3 anni - per rimettere in asse il ponte con i martinetti idraulici. Per questo le spese di manutenzione costituiscono danno erariale, per la Procura, in quanto «rese necessari dai preoccupanti spostamenti delle fondazioni».

«E’ stata un’indagine estremamente complessa sotto l’aspetto tecnico», commenta Scarano, «i tempi lunghi sono stati determinati dagli accertamenti tecnici e dalla difficoltà di individuare le responsabilità tra le pubbliche amministrazioni e l’impresa costruttrice. Abbiamo fatto un punto sui danni accertati, resta sospeso il contenzioso civile in corso tra l’impresa Cignoni che ha citato il Comune». Contenzioso da 10 milioni, che - se finisse a danno del Comune - finirebbero in quest’indagine. Nessuna responsabilità degli amministratori politici? «No, questa è una vicenda totalmente tecnica: se hai davanti Calatrava e non sei del mestiere, ti fidi».

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