Muri da demolire e terrazza semovente

Particolari e immagini inedite del progetto del Fontego presentato da Benetton. Si attende il parere della Soprintendenza
Di Alberto Vitucci

Terrazza «semovente», scala mobile «operabile», cioè rialzabile con un cavo d’acciaio. Muri e parapetti demoliti, una nuova «stanza di vetro» nel padiglione centrale, con il tetto rialzato di un metro e mezzo e il pavimento trasparente. Ecco la versione definitiva del progetto per il Fontego, firmato dallo studio Oma di Rem Koolhaas. Particolari e disegni inediti depositati in Soprintendenza e negli uffici comunali. E’ la seconda versione del contestato progetto, con le correzioni portate dagli architetti. La filosofia è quella di trasformare l’antico Fontego dei Tedeschi – edificio cinquecentesco dello Scarpagnino ai piedi del Ponte di Rialto, che Benetton ha acquistato dalle Poste italiane per 53 mlioni di euro – da spazio pubblico a centro commerciale gestito dalla Rinascente. Per far questo occorrono interventi radicali, ora all’esame della Soprintendenza che dovrebbe esprimere il suo parere già la prossima settimana. la strategia descritta dai progettisti è quella di contemperare la «necessità del nuovo programma con la conservazione dell’antica organizzazione spaziale e le qualità strutturali del Fontego». Le «demolizioni necessarie» sarebbero quelle per ricavare gli ascensori, le scale mobili e le scale di sicurezza. «Impatto minimo», secondo i progettisti, che però chiedono di demolire la metà dei muri al terzo piano, da sostituire con pareti mobili, di allargare le porte. E’ anche prevista la demolizione di parte del muro di bordo delle gallerie – in corrispondenza dei nuovi ascensori e delle scale di sicurezza – con una grande apertura circolare di fronte alla seconda e alla terza rampa di scale mobili.

La filosofia dunque è quella di un grande magazzino, con il recupero di spazi importanti. Come il nuovo piano nel padiglione centrale – restaurato negli anni Trenta – rialzato con profilati in acciaio alti un metro e mezzo, con pavimento trasparente, che dovrà ospitare eventi e ristorante. Oppure la prima rampa di scale mobili, «la prima operabile al mondo» scrivono i progettisti, sollevabile con un cavo d’acciaio in caso di eventi in Corte. «Il segno radicale della trasformazione del Fontego».

A questo si aggiunge anche la richiesta del nuovo pontile lungo 25 metri sotto il Ponte di Rialto. Una trasformazione che fa discutere. Qualcuno ricorda i precedenti, con l’apertura delle vetrine – al posto delle finestre – concesse in deroga a San Salvador nei locali della banca. Oppure la trasformazione del teatro Ridotto in ristorante e del cinema San Marco in spazio commerciale.

Polemica che aumenta di giorno in giorno. Il sindaco Giorgio Orsoni intanto stempera i toni della sua querelle con Italia Nostra. Minacce di querela e botta e risposta con la presidente Mottola Molfino, storica dell’arte che gli ha replicato a muso duro. «Non mi va che su Venezia si esprimano giudizi superficiali», dice Orsoni, «non mi piace che uno vada in Procura a denunciarmi. Ma se ci sono rilievi e osservazioni sono pronto ad ascoltare». Quanto al progetto, il sindaco dice di «non averlo nemmeno visto». «Aspettiamo il parere della Soprintendenza e poi decideremo», dice. Il Comune ha firmato una convenzione con Benetton ricevendo sei milioni di euro in cambio della concessione del cambio d’uso. Non significa, ribadisce il sindaco, che si debba fare la terrazza. Noi ci siamo impegnati a fare presto. Ma il parere sulle modifiche dell’edificio spetta alla Soprintendenza».

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