Spiagge, settembre a livelli di pre-Covid
JESOLO
Il mese di settembre chiude in modo incoraggiante la stagione 2021 per il turismo veneto che non raggiunge però i livelli pre Covid. Impossibile tornare ai dati dell’estate 2019 in quanto è mancato nel computo tutto il mese di maggio, quando ancora il turismo era fermo. Complessivamente, evidenziano gli operatori del ricettivo, sulle spiagge venete abbiamo perso circa il 2% dal 2019.
Il presidente di Federalbeghi Veneto, Massimiliano Schiavon, ha confermato sul litorale veneziano un buon mese giugno, discreto luglio, bene agosto e settembre, ma la mancanza di maggio ha inciso molto. E anche il presidente Aja, Alberto Maschio, ha precisato che la nostra posizione geografica ci agevola, tra le più popolose, vicina a Austria, Germania e Svizzera. Ma se torneranno i voli aerei e mercati esteri, rischiamo di perdere tutto. Il turismo in genere, tra mare, lago e montagna, ha retto.
«Quella del Veneto è stata un’estate senza fine, con il bel tempo e il desiderio di vacanza» commenta l’assessore regionale al Turismo, Federico Caner «settembre ha regalato davvero molte soddisfazioni, registrando più presenze dello stesso mese in epoca pre Covid con un +0,3%. Oggi abbiamo la conferma che la prima regione turistica d’Italia mantiene inalterati i suoi punti di forza e quindi, l’impegno sarà pensare a un’offerta capace di accogliere i visitatori 365 giorni l'anno».
«I segni di ripresa sono evidenti e premiano l’atteggiamento di resilienza di tutto il mondo imprenditoriale turistico, che non si è mai arreso affrontando la realtà e la pandemia con pragmatismo» prosegue «il prolungamento della stagione e il desiderio di stare all’aria aperta hanno giocato un ruolo fondamentale. Quest’anno si contano più presenze di settembre 2019 al mare (+18,4%), al lago (+9,8%) e in montagna (+16,2%). Il comparto alberghiero è quasi tornato alle cifre di settembre 2019 (-12%), mentre per le strutture extralberghiere si registra un interesse in forte crescita (+10,4%)».
L’intero quadrimestre estivo quest'anno può reggere il confronto con il 2019, registrando da giugno a settembre oltre 39 milioni di presenze, contro i 46 milioni del 2019 (-14,7%) e 8,1 milioni di arrivi (-23,7%), rispetto ai 10,7 milioni del 2019.
Più difficile per le città d’arte, mete scelte dagli stranieri, dove il numero degli arrivi rispetto al 2019 è comunque negativo (-35,9 %). Cresce però il numero di italiani che decidono di visitare le città venete: rispetto al 2019 la percentuale è cresciuta del 14,1 %. I turisti italiani sono in forte crescita anche rispetto al 2019 (giugno +4%, luglio +22,9%, agosto +13,8%, settembre +25,5%). I turisti italiani e veneti saranno dunque importanti anche per il futuro. Con il passaggio alla zona bianca a giugno e la ripresa dei voli Usa-Venezia a luglio c'è stata la svolta e i pernottamenti degli stranieri risultano in aumento rispetto all’anno scorso, raddoppiati nel quadrimestre giugno-settembre. Il confronto con il 2019 è però ancora a -42,1%. «Nel mondo c’è tanta voglia di Italia e Veneto» conclude l’assessore «la pandemia non è finita e tutti abbiamo una responsabilità nel limitare i contagi adottando atteggiamenti responsabili». —
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