Il Salone Nautico pensa a un “Fuori Salone”

Il direttore D’Oria: «Alcune aziende hanno organizzato eventi esterni all’Arsenale. Il futuro sarà con un modello nuovo»

Un “Fuori Salone” sul modello di quanto già avviene a Milano, con eventi diffusi in tutta la città. E poi l’obiettivo di diventare sempre più internazionale, punto di riferimento per l’Est Europa e per il Mediterraneo orientale. Appena conclusa la seconda edizione, il Salone Nautico di Venezia guarda già al 2022, fissando i traguardi del prossimo anno. Primo tra tutti – come conferma il direttore del Salone, Fabrizio D’Oria – continuare a espandersi come partecipanti ed espositori.

Direttore D’Oria, che bilancio traccia di questa seconda edizione?

«La risposta del pubblico è stata positiva, nonostante gli obblighi di contingentamento. Potevamo ospitare 500 persone l’ora per i nove giorni di manifestazione. Abbiamo avuto una media di 3 mila persone al giorno e di 4 mila nei giorni festivi. Il pubblico ha risposto positivamente alla necessità di scegliere giorni e orari, lo abbiamo visto dal flusso costante di gente all’Arsenale. Ci si è abituati, ormai, alle forme di contingentamento. Questo modello può andare anche oltre il Covid, perché permette di lavorare in maniera programmata».

Su cosa punterete nel 2022?

«Alcune aziende hanno organizzato eventi anche fuori dal Salone. Questo è un modello che sicuramente in futuro crescerà. Quest’anno aziende non se la sentivano di promuovere eventi fuori, a causa del Covid. Ma per le prossime edizioni saranno organizzati sia eventi pubblici che privati. Sì, il “Fuori Salone” sarà uno degli elementi di novità per il futuro. Così come le aperture serali. E cercheremo di occupare al meglio gli spazi dell’Arsenale. Ragioneremo su come articolare i pontili per la prossima edizione: dedicare pontili alla vela, a imbarcazioni elettriche e yacht fino a certa metratura ha funzionato».

Quest’anno siete stati costretti dal Covid a organizzare un mixi di convegni in presenza e da remoto. Il modello ha funzionato?

«Ci sono stati moltissimi eventi collaterali, la modalità ibrida ci ha fatto avere molte connessioni con il mondo della nautica. Avere 4-5 convegni al giorno ci ha fatto diventare centrali in Italia e all’estero. E ha portato un coinvolgimento della città in tutte le sue forme: cantieristica, circoli velici, sommozzatori, vela al terzo».

Per Venezia quali sono state le ricadute?

«In primis, il coinvolgimento dei due Marina, Sant’Elena e la Certosa, con la possibilità di ormeggiare una notte e venire al Salone. La possibilità di arrivare in laguna con propria imbarcazione e scoprire ricettività nautica a Venezia è stato un grande successo, un modo di vivere la città riscoperto anche dai veneziani».

Arrivato alla seconda edizione, il Salone sta riuscendo a farsi conoscere e apprezzare anche all’estero?

«È il nostro obiettivo. E aver già annunciato le date per il 2022 è un modo per far crescere questo processo di internazionalizzazione in termini di espositori e visitatori. E in una logica di pianificazione, puntiamo ad essere autonomi dalle vernici di Biennale e Arte, concentrando il Salone nell’ultimo weekend di maggio».

Ambite a raggiungere il Salone di Genova?

«Genova ha una dimensione spaziale, con numeri molto grossi. Ambizione è di diventare punto di riferimento per il Mediterraneo orientale».

Con il valore aggiunto dell’Arsenale, che ospiterà anche il G20.

«Molti interventi fatti sono infrastrutturali. Per il G20, l’Arsenale è già pronto». —

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