Aperte le spiagge ecco gli stranieri Già in funzione sette hotel su dieci

/ JESOLO
L’estate non inizia ancora con il botto sulla costa veneziana, ma i primi segnali sono incoraggianti. Il clima ancora instabile ha condizionato questo fine settimana di apertura che ha fermato a casa anche molti pendolari – veneziani, trevigiani, padovani, bellunesi – oltre che ai turisti, per lo più italiani, che volevano trascorrere il fine settimana in spiaggia.
Cancellata la “mini quarantena” di 5 giorni dai paesi Ue e dalla Gran Bretagna, si torna dunque gradualmente alla normalità. Resta comunque l’obbligo del tampone negativo nelle 48 ore prima dalla partenza, altro ostacolo da superare. Piccoli o grandi impedimenti che ancora appaiono come un deterrente rispetto ad altri Paesi quali Grecia, Spagna, Croazia, pronti a fare il pieno già in questo periodo.
«Un primo passo lo abbiamo compiuto», dice il presidente di Federalberghi Veneto, Massimiliano Schiavon, «togliendo la quarantena e subito i telefoni hanno ricominciato a squillare. Ora attendiamo il coprifuoco che è ancora un grosso ostacolo. Germania e Austria sono i Paesi di riferimento, anche se la Pentecoste appare ormai compromessa. La situazione è in ogni caso in divenire e potranno esserci novità last minute nelle prossime settimane o anche nei prossimi giorni».
Dei circa 1.000 alberghi sulla costa veneta, apriranno il 70% in questi giorni, fino alla prossima settimana. Per i primi di giugno saranno praticamente tutti operativi. Gli albergatori confidano in arrivi last-minute dal 22 maggio, che coincide con il fine settimana della Pentecoste, in poi. L’obiettivo è arrivare a quasi il 30% di occupazione, a conti fatti più o meno 30 mila turisti in arrivo e quasi tutti stranieri.
Dal primo giugno inizieranno ad arrivare soprattutto gli italiani. Marco Michielli, presidente Confturismo Veneto, è prudente: «Non dimentichiamo che in Germania la quarantena c’è ancora per il turista tedesco che rientra a casa. Se ci avessero dato retta e certe misure fossero state anticipate, non partiremmo in ritardo rispetto a Grecia, Spagna, Croazia che hanno iniziato subito e si stanno riempiendo».
Al lido di Jesolo, la città balneare è già a pieno ritmo, pagando comunque lo scotto del coprifuoco, dei pranzi e cene ancora solo all’aperto. «La mosse che il governo dovrebbe fare», dice il presidente dell'Aja, associazione jesolana albergatori, Alberto Maschio, «sarebbero di togliere il coprifuoco subito e anche il tampone entro le 48 che ci chiediamo chi controllerà nella confusione più totale. I primi segnali positivi sulle prenotazioni stanno arrivando, in una settimana l’occupazione media è aumentata del 2%, superando il 20% ».
Le spiagge si stanno attrezzando sulla base della regola dei 12 metri quadri fissati come superficie minima dalla Regione. A Jesolo, su circa 50 mila ombrelloni, significherà perderne il 25%. A Bibione, su 27 mila ombrelloni, ne perderanno il 20% e lo stesso a Caorle, però con 40 mila ombrelloni. Più o meno stesse percentuali a Sottomarina. Eraclea, con 5 mila ombrelloni, non registrerà perdite.
Gli stabilimenti balneari di Bibione e Caorle sono già tutti aperti, mentre al lido di Jesolo manca ancora il 40% della spiaggia in concessione, da attrezzare. In piazza Mazzini a Jesolo, lo stabilimento dei fratelli Bottan è stato aperto ieri nel cuore del lido: «Si parte lentamente, ancora con il maltempo, ma intanto ci siamo con tutti i servizi a partire dal salvataggio».
Ombrellone e due lettini sul litorale veneziano vengono a costare in media dai 12 ai 25 euro, a seconda delle file. Allo storico Lido dei Lombardi, sempre a Jesolo, il gestore Alessandro Iguadala è entusiasta: «Siamo partiti il 15 maggio come previsto, ora confidiamo di lavorare a pieno regime almeno dal mese di giugno».
L’obiettivo generalizzato è di arrivare almeno ai numeri della scorsa estate, la prima post Covid. Perché una vera ripresa stile 2019 è al momento ancora lontana. —
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