Grandi navi, concorso d’idee dai tempi lunghi. Intanto il terminal crociere andrà a Marghera

Il governo decide, ma la procedura potrebbe durare anni. Zaia perplesso: «Io preferisco la via del canale dei Petroli»
La prua di una grande nave da crociera torreggia all'ingresso di via Garibaldi, nel sestiere di Castello, a nord del centro storico di Venezia, 8 luglio 2011. Così appare ai passanti mentre la meganave è impegnata a curvare verso il Lido, in direzione della bocca di porto di San Nicolò ed il mare aperto. Italia Nostra ha denunciato la pericolosità per Venezia di questo genere di traffico marittimo. .ANSA/ANDREA MEROLA
La prua di una grande nave da crociera torreggia all'ingresso di via Garibaldi, nel sestiere di Castello, a nord del centro storico di Venezia, 8 luglio 2011. Così appare ai passanti mentre la meganave è impegnata a curvare verso il Lido, in direzione della bocca di porto di San Nicolò ed il mare aperto. Italia Nostra ha denunciato la pericolosità per Venezia di questo genere di traffico marittimo. .ANSA/ANDREA MEROLA

VENEZIA. Tutto cambia. Ma tutto potrebbe restare com’è per almeno altri tre anni. Il governo Draghi ha deciso. Le grandi navi dovranno andare fuori dalla laguna. Lo ha fatto per la prima volta approvando un decreto legge che prevede un bando internazionale per progetti di fattibilità sui nuovi attracchi.

Come chiedeva l’Unesco, come chiede l’opinione pubblica internazionale. E come le sempre più frequenti acque alte ormai impongono. Il porto non potrà vivere nei prossimi anni dentro la laguna. La direzione dunque è decisa. E i comitati cantano vittoria.

Il Governo: concorso d'idee per l'attracco della grandi navi fuori dalla laguna di Venezia
La supernave MSC Divina mentre transita nel bacino san Marco, Venezia, 21 settembre 2013. ANSA/ANDREA MEROLA


Ma intanto? Solo per approntare il bando ci vogliono 60 giorni. Poi bisognerà dare i tempi della partecipazione. Esaminare i progetti, quelli vecchi già sul tavolo e quelli nuovi, compresi quelli per le grandi piattaforme off-shore anche per navi portacontainer. Scegliere quello ritenuto migliore. E sottoporlo agli iter di approvazione. Per cominciare i lavori del nuovo “terminal” dunque arriveremo nell’ipotesi più ottimistica a alla fine del 2022. Più tre anni di lavori, siamo già al 2025.

Cosa succederà della crocieristica in questo periodo? Qui le opinioni divergono. E non fanno i conti ancora con la fine della pandemia, che adesso il traffico delle grandi navi non lo ha ridotto ma azzerato. Ma se le navi torneranno, non potranno che continuare a passare davanti a San Marco. «Solo quelle sotto le 40 mila tonnellate», chiedono ambientalisti e comitati.

Il governo, confermando la decisione già assunta nell’ultimo Comitatone del 21 dicembre presieduto dall’ex premier Giuseppe Conte, ha indicato come soluzioni “provvisorie” le banchine di Marghera. Banchine Tiv e Vecon in tempi brevi. Canale Industriale Nord sponda Nord in tempi medi almeno due anni. Per quest’ultima ipotesi l’Autorità portuale è già al lavoro. E ha avviato il bando per la progettazione del nuovo terminal da 41 milioni di euro.

È l’ipotesi preferita dalla Regione, dalla Lega, dagli operatori portuali e dal Comune. «Io resto della linea canale dei Petroli-Marghera e Marittima per il canale Vittorio Emanuele», dice il presidente Luca Zaia, «è la cosa più semplice: così togliamo le navi da San Marco e manteniamo la Marittima».

Stessa linea quella del sindaco Luigi Brugnaro. Che ieri però ha preferito non commentare il decreto del governo, pur avendone parlato in giornata con il ministro Enrico Giovannini.

«Il decreto del governo», commenta Cinzia Zincone, Provveditore alle Opere pubbliche e commissario dell’Autorità portuale, «rappresenta un passo avanti importante verso una soluzione condivisa e definitiva della questione grandi navi. Abbiamo garantito la collaborazione nel dare avvio al concorso di idee per l'elaborazione di proposte e progetti di fattibilità tecnica ed economica per realizzare i punti di approdo fuori dalla laguna. È chiaro ovviamente che le proposte dovranno necessariamente rispettare stringenti criteri di sicurezza, di compatibilità ambientale e di salvaguardia dell'essenza di homeport di Venezia nel settore crociere, elemento imprescindibile per dare certezze al mercato crocieristico e assicurare la rilevanza economica e occupazionale del settore per la città e il territorio»

«Quanto alle soluzioni temporanee, a breve e medio termine», continua, «daremo avvio a quanto è stato richiesto al nostro Ente, consapevoli chiaramente che tali soluzioni non possono pregiudicare l'attività commerciale e industriale a Porto Marghera, ma debbano invece, quanto più possibile, puntare al recupero (ambientale, produttivo e occupazione) di aree attualmente in disuso».

Ed ecco la soluzione Canale Nord. «Non si torna indietro», dice Zincone, «a meno che non vogliamo chiudere il porto».

Almeno fino a luglio non sono annunciate navi da crociera in arrivo. Se l’attività riprenderà, come tutti si augurano, occorrerà essere pronti con le soluzioni alternative. E qui le opinioni sono ancora distanti.

Sono passati nove anni dal decreto Clini Passera, che vietava il transito delle grandi navi nelle aree sensibili e delicate dopo il naufragio della Costa Concordia. Tanti i progetti messi in campo. Dallo scavo del canale Contorta, bocciato, a quello delle Tresse, archiviato anch’esso.

«Le navi devono andare fuori dalla laguna, lo ha detto il governo», ribadisce il Comitato No Grandi Navi. Che oggi avvia l’asta per pagare i 28 mila euro di multa che gli sono arrivati dalla Capitaneria per la manifestazione di cinque anni fa. «Avevamo ragione», sorride Tommaso Cacciari, «chi vuole partecipare e darci una mano mandi una mail a astanograndinavi@gmail.com». —
 

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