A Venezia quasi 4 miliardi dall’Europa per trenta progetti

3792 milioni per la Città metropolitana. Idee condivise e nodi da risolvere come l’off shore e il terminal a Marghera
Un rendering del progetto off shore per le grandi navi
Un rendering del progetto off shore per le grandi navi

VENEZIA. Una pioggia di miliardi. Il Ricovery Fund è stata la causa della caduta del governo Conte e della sua sostituzione con Mario Draghi. E la gestione dei fondi europei adesso èal primo punto dell’agenda politica. Il governo ha tracciato la road map, entro aprile i progetti dovranno essere presentati all’Europa per l’approvazione. Anche Venezia si prepara all’esame. Non ci sono ancora progetti. Ma soltanto “idee”, precisa il sindaco Luigi Brugnaro. Una lista di interventi per un totale di tre miliardi e 792 milioni di euro. Scintille in Consiglio comunale tra maggioranza e opposizione. Alla fine l’ordine del giorno che dà il via libera al sindaco per la presentazione dei progetti.

A cosa serviranno i quasi quattro miliardi di fondi europei? L’obiettivo primo è il rilancio dell’economia in chiave sostenibile e green. Un’economia devastata dalla pandemia. E a Venezia colpita anche dall’Acqua granda del novembre 2019. Non dovranno essere contributi a pioggia. Ma secondo le indicazioni europee progetti per il «Piano nazionale di ripresa e resilienza». Non grandi opere, dunque, ma infrastrutture e sistemi green un grado di rilanciare l’attività economica sostenibile.

Il dossier della Città Metropolitana contiene una trentina di grandi progetti finanziabili. La gran parte di questi sono condivisi in modo bipartisan. Restano diversità di vedute con le opposizioni ad esempio sul terminal per le grandi navi a Marghera (350 milioni di euro), indicazione che veniva peraltro dal precedente governo Gentiloni e dal ministro del Pd Graziano Delrio. Il Pd veneziano, con Pierpaolo Baretta, punta a ottenere finanziamenti per il nuovo off shore. Idea di Paolo Costa da due miliardi e 200 milioni, adesso in parte ridotta.

Altro nodo è quello della Cittadella dello sport a Tessera. Stadio, palazzetto, piscina, servizi. Idea del Pd quando venne contestata la scelta dei Pili, per i terreni di proprietà dell’imprenditore-sindaco. Costo stimato del progetto, 280 milioni di euro.

Nella lista dei grandi interventi c’è anche la nuova rete fognaria della città (162 milioni e mezzo). E la grande bonifica di Marghera, con la conclusione di marginamenti delle aree inquinate (500 milioni più 185 per la difesa dei margini lagunari. Sul fronte infrastrutture previsto il rifacimento del cavalcavia di San Giuliano e della tangenziale sud (134 milioni), l’avvio dell’Sfmr, la ferrovia metropolitana regionale (98 milioni), il terzo lotto della cittadella della Giustizia a piazzale Roma (30 milioni) E lo scavo dei rii, interrotto per anni, con 110 milioni, con altri cento milioni per lo scavo dei canali portuali.

Sul fronte green l’elettrificazione delle banchine per le navi, per consentire finalmente gli ormeggi a motori spenti (46 milioni), il rinnovo dei mezzi del trasporto pubblico, in parte già in corso al Lido con mezzi elettrici (317 milioni), la stazione per la ricarica delle auto elettriche e ibride (195 milioni), il Bosco di Mestre, i parchi e le aree verdi (30 milioni).

Un pacchetto consistente di interventi che adesso dovranno trovare una loro cornice. Dai fondi europei il mondo ambientalista aveva richiesto anche una fetta consistente per avviare uno sviluppo sostenibile e alternativo della laguna. Una petizione con la firma di una trentina di associazioni, in testa Italia Nostra, è stata inviata al presidente del Consiglio Mario Draghi. «Occorre cambiare direzione di sviluppo», si legge nel documento, «e salvare la laguna, senza nuovi scavi e nuove infrastrutture». —

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