Vento, le spiagge restano deserte cresce la rabbia degli albergatori
SAN DONà
Ultimo fine settimana in zona gialla, il forte vento e l’attesa delle restrizioni frenano il flusso di pendolari verso le spiagge. Sulla costa veneziana ieri, pochi arrivi rispetto allo scorso weekend e nelle località balneari sono rimasti i residenti a passeggiare o frequentare i centri. Una sola multa a un uomo del Friuli uscito dalla sua regione senza motivo. Anche nella giornata di oggi non dovrebbe esserci l’invasione temuta, perché la gente si è fermata nelle città e l’entroterra, bloccata anche dalla paura dei contagi in aumento. Hanno lavorato bene i ristoranti, soprattutto ieri, con le aperture a mezzogiorno. L’introduzione della zona arancione e la prospettiva di magri ristori sta aumentando però le tensioni tra le categorie del turismo.
«Stiamo seguendo con molta preoccupazione l’andamento dei contagi», commentano da Federalberghi Veneto «l’appello è e resta soprattutto alla responsabilità di tutti. Ora si guarda con grande apprensione alle prospettive della stagione estiva per la quale erano già iniziati i preparativi di Pasqua e che risulta ora forse compromessa dalle restrizioni».
Preoccupazione è stata espressa anche dal presidente dell’Aja, Alberto Maschio, per i meccanismi dei ristori che sembrano attagliarsi alla montagna, ma non alle spiagge. Sul litorale jesolano i consiglieri comunali Christofer De Zotti e Lucas Pavanetto (Jesolo Bene Comune) hanno alzato la voce: «Il decreto sostegno è una clamorosa presa in giro nei confronti delle imprese. Una prima bozza, ma prevede di erogare dei sussidi sulla base delle perdite di fatturato di gennaio febbraio 2021 sullo stesso periodo del 2019. Si tratta di periodi in cui le aziende jesolane non fatturano e quindi i ristori o saranno davvero esigui oppure non ci saranno affatto».
Se la prende con i ristori anche Vittorio Bonacini, presidente dell’Associazione veneziana albergatori che ha deciso di scrivere ai parlamentari veneti: «Ho letto le bozze del decreto sostegni» scrive Bonacini «e ritengo che quanto previsto all’articolo 1 in materia di indennizzi alle imprese sia offensivo e scandaloso».
«Venezia, in quanto città d’arte, verrebbe colpita in maniera particolare. La città ha già pagato prima per l’acqua alta e poi per la pandemia. Per questo vi chiedo di salvare Venezia: non portate sulle vostre spalle la responsabilità di aver affossato un’intera città» aggiunge Bonacini. «Trattandosi di una bozza, c’è ancora tempo per modificarla e mi auguro che tu possa far sentire forte e chiara la voce delle nostre imprese».
Il presidente dell’Ava poi elenca le specifiche richieste: «Chiediamo che il calcolo del danno subito assuma a riferimento l’intero periodo pandemico, quindi da marzo 2020 a febbraio 2021, e che vengano eliminati i limiti di 150.000 euro per impresa e il tetto di 5 milioni di fatturato». —
Giovani Cagnassi
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