Il ritorno della colazione al bar «Finalmente uno spiraglio»

Accolta con sollievo la decisione del governo di cambiare il colore del Veneto «Ci siamo tutti attrezzati con bicchieri e stoviglie di carta, ma è durissima» 
BARON - TOMMASELLA - SAN DONA' - INTERVISTE SU CAFFE' DA ASPORTO - ANETA SKONES
BARON - TOMMASELLA - SAN DONA' - INTERVISTE SU CAFFE' DA ASPORTO - ANETA SKONES

/ san donà

Voglia di caffè, magari cappuccino con il cornetto, ma come lo gusta un vero italiano: in tazzina e al banco.

A San Donà si contano le ore verso la sospirata zona gialla. Che inizierà dunque da lunedì. Non sarà comunque un ritorno completo alla normalità, ma almeno un passo in avanti. La decisione del governo consente a tutti i pubblici esercizi di tornare a somministrare al tavolo o al banco. Almeno fino alle 18.Torna così la possibilità di chiedere un caffè al banco oppure comodamente seduti al tavolo.

Il servizio di asporto ha consentito in queste settimane di salvare parzialmente i conti dei locali, ma con il ritorno alla zona gialla certamente ci sarà un ritorno del pubblico in bar e ristoranti.

Nel Veneto orientale l’esasperazione degli esercenti è al limite. Dal Tiffany al Que Rico Cafè, passando per Sublime o Ciro's, bar Venezia o Oasi del Caffè, tutti si sono dati da fare e muniti di bicchieri di carta e coperchi e cucchiaini di plastica. Ma certo non siamo negli Usa dove la catena Starbucks imperversa con caffè da passeggio, "beveroni" in grandi bicchieri di carta che nulla hanno a che fare con il nostro caffè in tazzina, magari ristretto alla napoletana. Ci hanno provato, ma è stata dura e ogni giorno hanno dovuto combattere con mille resistenze e trasgressori. Costringere la gente e uscire dai bar, bere camminando e ben lontani dall'ingresso, tenendo in mano i bicchierini con zucchero e cucchiaino di plastica tra le dita con manovre improbabili e rischio di far cadere tutto. Qualcuno ha rinunciato del tutto o ha preferito addirittura le rare macchinette automatiche che almeno il caffè lo lasciano cadere già pronto.

All'Oasi del Caffè in corso Trentin entrano Lauro Catto e la compagna Ornella, una coppia che considera il caffè mattutino un vero rito.

«Non ce la facciamo davvero più» commentano, «ormai siamo sfiniti. Abbiamo girato tutti i locali per l'asporto e ammiriamo l'impegno dei titolari e gestori in questi mesi. Speriamo davvero di poter tornare al bancone o seduti al tavolino e berci un caffè in santa pace e come sempre abbiamo fatto, anche sulle terrazze esterne e al freddo pur di non camminare con questi bicchieri».

Poi Roberto Viola, altro amante del caffè al bar, magari con una lettura veloce del giornale: «Ma cosa sarà mai bere un caffè al bar. La gente è stata fin troppo brava a resistere e pazientare in questi mesi. Io credo che in fondo non fossero qui i contagi».

Ci sono quelli che una volta servito il bicchiere accennano a portarlo alla bocca, subito redarguiti dai gestori. Altri che non si spostano dal bancone, neanche con la forza.

Gaia è una graziosa ragazza di San Donà che entra poco dopo.

«Non è facile bere così un caffè la mattina» commenta la giovane, «perchè davvero ci siamo dovuti piegare a regole che per noi italiani sono difficili da accettare anche perchè è scomodo bere in questo modo».

Spostandoci poco lontano, al bar Venezia in galleria Progresso, Annetta, altra ragazza di San Donà, entra con mascherina e berretto di lana. «Davvero non resistiamo più» dice una volta ordinato il caffè al titolare Giovanni, «prendere il caffè, portarlo fuori, metterci lo zucchero e mescolarlo. Troppo complicato, praticamente ti toglile il gusto». —

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