Una giornata in coda per un posto da prof a Mestre: «Cattedre scoperte per regole assurde»

MESTRE. Un uomo e una donna, all’ingresso, scandIscono i nomi dei professori. Loro sono lì fuori. Un foglio di carta nella mano sinistra, con la lista delle scuole ancora disponibili; la penna nella destra, per cancellare le sedi scelte dai colleghi prima in graduatoria.
Sono iniziate le convocazioni degli insegnanti non abilitati, chiamati a coprire, insieme ai colleghi di prima fascia, le 1.455 cattedre vacanti nelle scuole secondarie del Veneziano. L’esterno della sede dell’Ufficio scolastico regionale di via Muratori, a due passi dal Gritti, è l’incrocio degli studenti dell’istituto e gli aspiranti supplenti.
Si confrontano, si raccontano le rispettive esperienze, si informano sulle cattedre ancora disponibili, placcano i colleghi appena nominati: «Com’è andata?».
C’è persino chi, seduto con il libro in mano, studia per il concorso. Nove anni di insegnamento alle spalle, di cui due nei privati, Margherita Ivi stringe il foglio che mette nero su bianco l’attesa supplenza di tedesco. «Una doppia cattedra: all’Algarotti e al Gritti» dice, sorridendo a quella che, da oggi, sarà la sua nuova scuola. Ieri è stata la volta degli insegnanti di lingue, al mattino, e di musica, il pomeriggio.
Per i posti di conversazione in inglese concorrono Valery Cogen e Tanya Minshull, australiane. La prima, nata negli Stati Uniti, quindi trasferitasi a Canberra e, 21 anni fa, in Italia. «Per lavorare nello sviluppo sostenibile per Venezia, tema che mi piace affrontare anche in aula» racconta. «L’anno scorso mi erano state assegnate una cattedra al Tommaseo di 15 ore e un’altra, di 3 ore, a Mestre. Ho dovuto rinunciare a quest’ultima, tagliandomi lo stipendio, altrimenti avrei dovuto “raddoppiare” tutto».
Le cattedre che ieri sono rimaste scoperte rimangono a decine, esito di un meccanismo farraginoso e di strategie cui, giocoforza, gli insegnanti sono costretti a ricorrere. Dei 60 docenti di inglese chiamati per altrettanti posti, se ne sono presentati meno di 15.
C’è, ad esempio, chi ha rinunciato alla convocazione preferendo un altro lavoro. Ma anche chi ha rinunciato a una supplenza nella propria materia, puntando a sia soprattutto in tutte le proprie classi di concorso. In pratica, un insegnante di inglese che dovesse accettare una supplenza di lingue accumulerà 12 punti per la cattedra di inglese; e allora avrà più interesse ad accettare un posto di sostegno, vedendosi riconoscere 12 punti per il sostegno, ma anche per l’inglese e, magari, il francese, se il suo titolo di studio gli consente di insegnare anche quella materia.
Una distorsione resa ancora più assurda dal fatto che tra gli insegnanti di sostegno che martedì concorreranno per le supplenze, nessuno possiede l’abilitazione. Forzature che ieri hanno spinto un gruppo di insegnanti di strumento a protestare di fronte all’Usr.
«Da normativa, le graduatorie per le cattedre di strumento nei licei musicali dovrebbero essere composte solo da docenti che hanno già insegnato le stesse materie alle superiori. Ma le graduatorie sono state stilate sulla base dei titoli di studio, con convocazioni di insegnanti che magari hanno insegnato educazione musicale alle medie» spiega Francesco Landini, docente di piano, escluso dalle convocazioni con cui sono stati chiamati 7 insegnanti per i 2 posti disponibili in tutta la provincia.
I docenti sono lì, uno a fianco all’altro, in attesa del proprio turno. C’è chi solidarizza, chi interpreta il collega come un potenziale nemico. Gli addetti dell’Usr dimenticano di stampare la graduatoria per i posti di francese, stampando due volte quella per le cattedre di inglese. Volano parole forti: gli insegnati di francese pretendono di essere convocati al loro turno, mentre altri dicono loro di aspettare. I due addetti alla convocazione dei docenti confondono le sigle delle classi di concorso. Davanti alla sede di via Muratori è il caos.
«È uno scandalo, sembra di essere al mercato». Dall’altra parte c’è la soddisfazione chi ce l’ha fatta. «L’insegnamento è la mia vita, peccato essermene accorta tardi» dice Valentina Malerba, prima di festeggiare la doppia cattedra di tedesco al Lazzari di Dolo e al Cestari di Chioggia. «Sono di Milano», dice. Oggi altro giro, con i docenti delle discipline letterarie, mentre dal 7 ottobre si procederà per riempire i posti rimasti ancora vuoti. —
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