Bulli a Chioggia, l’ennesimo episodio di violenza: «Giovani senza valori»

CHIOGGIA. L’ennesimo episodio di violenza che ha coinvolto dei giovanissimi in quella che viene oramai definita la movida incontrollata di piazzale Europa, più volte denunciata dai residenti del quartiere, ha posto in città molti interrogatori sui motivi che spingono dei minorenni a gesti inconsulti. Gesti che possono anche portare conseguenze molto gravi.
Sabato notte, oramai alle 3 del mattino, un diciassettenne ha colpito in volto con un pugno un altro giovane, di 28 anni, di Chioggia, per futili motivi. Uno spintone, qualche insulto e poi il colpo che ha fatto perdere i sensi al malcapitato di turno, che si è ritrovato con sei punti di sutura tra il labbro e l’arcata sopraccigliare e un intervento di chirurgia plastica all’ospedale di Mestre per ricucire uno sfregio causato da un coccio di bottiglia.
Poi c’è il branco, le baby gang di ragazzini, pronti ad accanirsi sul corpo inerte di un giovane, con qualche anno in più sulla carta d’identità, ma anch’egli in piazza per cercare un po’ di svago.
Sandro Frizziero, finalista al premio Campiello, ha raccontato nel suo romanzo “Sommersione” i disagi sociali di un vecchio pescatore isolano, oggi invece sono i giovani che hanno bisogno evidentemente di essere indirizzati nella giusta strada. «Abito proprio in viale Bergamo», conferma Frizziero, «e so perfettamente che cosa accade ogni sabato sera in piazzale Europa. Credo che ci siamo tre aspetti da sottolineare. Il primo riguarda i ragazzi stessi, la noia esistenziale che riempie le loro giornate e che hanno mal sopportato la chiusura, causa Covid, di alcuni locali che davano sfogo a quella voglia di fare festa tipicamente giovanile, diventata ormai una forma incontrollata di aggregazione. Noia e frustrazione assieme, che li porta ad ubriacarsi. Poi c’è l’abbandono in età ancora troppo giovane da parte delle famiglie. Un lassismo estremamente pericoloso. Infine ci sono i locali che svolgono la loro attività in maniera non proprio responsabile. Senza contare che ieri si sono riaperte le scuole con tutti i crismi di sicurezza immaginabili e possibili e, poi, invece, vediamo assembramenti di giovani così pericolosi senza che nessuno intervenga».
Anche la comunità ecclesiale clodiense si dice sorpresa da tanta violenza giovanile e cerca di capirne le cause. Monsignor Francesco Zenna, vicario generale della diocesi di Chioggia, prova a dare una risposta. «È una situazione che può essere figlia di questo disamore nei confronti dei luoghi educativi come per esempio possono essere le parrocchie e che porta questi giovani a crescere senza valori. Su tutto questo è fondamentale il ruolo delle famiglie».
Don Vincenzo Tosello, direttore del settimanale Nuova Scintilla e parroco delle chiese del centro storico di Chioggia, punta il dito sul troppo odio sviscerato nei media e nei social. «Questo liberi tutti dopo il lockdown», spiega don Tosello, «sembra abbia sciolto le briglie ai nostri giovani che si sentono non punibili e, a volte, cercano di emulare quanto succede altrove, anche nei deprecabili episodi di violenza. Ma qui deve entrare in campo il ruolo di educatori dei genitori, che non possono permettere che ragazzini di 12 e 13 anni rimangono di notte fuori casa. Va infine posto un limite a tutta la campagna d’odio presente nei social». —
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