«Fate tornare le grandi navi». A Venezia la protesta dei lavoratori
In Punta della Dogana la manifestazione dei portuali del settore crociere, dei tassisti, gondolieri. «Soluzioni subito».

VENEZIA
«Le crociere devono tornare a Venezia. Difendiamo il nostro lavoro e chiediamo soluzioni, subito». Così i lavoratori portuali del settore crociere e dell’indotto si sono dati appuntamento venerdì 28 in Punta della Dogana. Lo stesso luogo dove alla vigilia di Ferragosto i comitati avevano festeggiato l’annuncio di Costa e Msc di scegliere Trieste come home port. «Ripartire subito» e «Soluzioni subito» sono le parole d’ordine del movimento. Manifestazione a cui ha dato il suo appoggio il sindaco Luigi Brugnaro assieme al candidato sindaco del centrosinistra Pierpaolo Baretta.
Venezia, i lavoratori del porto chiedono il ritorno delle grandi navi
Si riapre il dibattito mai sopito sulle soluzioni alternative al passaggio delle navi troppo grandi per il Bacino San Marco. Da otto anni, cioè dal naufragio della Costa Concordia, la politica non ha saputo trovare queste alternative. Oggi tutti ammettono che le grandi navi non devono passare per San Marco. Ma progetti alternativi condivisi non ce ne sono. Il sindaco e la Regione, insieme all’Autorità portuale, propongono Marghera, i movimenti la soluzione del Lido, unico progetto approvato dalla Via. A lungo termine, questo è l’orientamento generale, le navi dovranno andare fuori dalla laguna, in un grande porto in mare. Come forse anche le navi portacontainer, sempre più grandi per la delicata laguna che non le può più contenere.
Ma intanto i lavoratori chiedono certezze. «Soluzioni transitorie», propone Baretta, «come il porto diffuso a San Leonardo, Fusina e Marghera». «Salvare la crocieristica senza se e senza ma», dice l’ex sindaco Ugo Bergamo.
«Questa manifestazione non l’ha organizzata il sindaco, che giustamente vi partecipa», dice polemico il vicepresidente del Consiglio comunale Saverio Centenaro di Forza Italia, «qui sta passando l’idea che a Venezia non ci siano più navi, e molti alleati di Baretta festeggiano questa sciagura. Abbiamo il dovere di dare certezze segnali di distensione ai lavoratori, soluzioni per il loro futuro. Perché si sta creando un clima cupo».
Nell’estate del Covid sono in tanti a essere rimasti senza lavoro. A partire dal personale del porto che si occupa delle crociere, e poi dall’industria che gira intorno alle navi, all’accoglienza dei passeggeri, ai controlli, alle agenzie turistiche. Una soluzione difficile, quella di scegliere le vacanze su una nave da crociera. Calo delle prenotazioni e blocco che non è superato. Insieme all’incertezza e alle proteste che hanno convinto le maggiori compagnie a far partire i pochi viaggi confermati da Trieste e non più dalla Marittima.
Adesso si tratta di cercare una soluzione che possa dare speranza ai tanti lavoratori che vedono in pericolo il loro posto di lavoro. Alternativa che possa preservare il lavoro e il traffico delle navi salvaguardando però l’ambiente e la laguna. Anni di incertezza e di mancate scelte sulle alternative hanno portato adesso questa contrapposizione frontale. L’opinione pubblica mondiale non potrebbe tollerare ancora le navi davanti a San Marco. L’industria delle crociere intanto punta su navi sempre più grandi – le ultime in costruzione arrivano a 200 mila tonnellate, cinque volte il limite fissato dal decreto Clini Passera. Adesso la pandemia ha rimesso tutto in discussione. Anche il futuro dei lavoratori. Che oggi si fanno sentire e fanno appello alla politica. «Soluzioni subito». —
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