Allarme campanile di San Marco: «Fessure nel blocco di fondazione»

VENEZIA. Esattamente il 14 luglio di 118 anni fa crollò il Campanile di San Marco. Esattamente ieri c’è a Venezia chi ha ricevuto, in forma di lettera aperta, un responsabile “avviso ai naviganti” riguardante proprio il Campanile di San Marco.
A inviarlo è stato un ingegnere, uno scienziato, un professore di fama mondiale che si chiama Giorgio Macchi, una personalità prestigiosissima nel campo della conservazione dei monumenti e per la quale si è sempre avvalso della sua straordinaria competenza in ingegneria strutturale. Tra i tanti incarichi ricoperti in ambito scientifico, quello di direttore dell’istituto di scienze delle costruzioni allo Iuav di Venezia fino al 1973.
Ed è specialista nel monitoraggio e consolidamento di opere quali il nostro Campanile in diversi luoghi del pianeta. Questo il testo di un allarme che nel suo non essere gridato merita una più che doverosa attenzione da parte di chi ha la responsabilità di quel celeberrimo Campanile, innanzitutto la Procuratoria di San Marco ma non solo. E ciò a prescindere dalla riconosciutissima autorevolezza scientifica di chi ha scritto quanto segue
«Nel blocco di fondazione sono state rilevate numerose e rilevanti fessure che minano la stabilità, pur essendo note e misurate dal 1955. Solo nel 1998 mostrarono sotto terra rilevante e progressivo aumento capace di mettere a rischio l’intero Campanile. I lavori da me progettati e terminati nel 2013 hanno introdotto eccezionali elementi resistenti sottomarini che hanno arrestato l’ormai allarmante movimento, capaci di procurare la stabilità per molto tempo».
Ora il punto sottolineato dal professore con un richiamo non tranquillizzante: «È però essenziale che tecnici esperti controllino con continuità la lettura del monitoraggio installato, almeno ogni 10 giorni alla medesima ora. Devo infatti segnalare che se il monitoraggio non garantisse una perfetta immobilità il rischio potrebbe essere altissimo e occorrerebbe Intervenire con urgenza sulle barre di titanio all’interno delle camerette».
Non è il momento di soffermarsi sul titanio e sulle camerette, certo è che colpisce non poco quanto dipende da un costante e sapiente monitoraggio. E se il monitoraggio non venisse più eseguito da qualche anno in qua? E chi sono i tecnici esperti, così come li chiama il professor Macchi, ovviamente a conoscenza della delicatezza di un effettivo, puntuale controllo non sottovalutabile?
L’allarme si trasferisce su cuspide, cella campanaria e rampe del Campanile e anche qui ci sarebbe molto poco di che distrarsi. «Un’altra sorprendente scelta progettuale, la Cuspide in cemento armato (e Cella Campanaria e Rampe)stanno arrivando alla fine prevedibile della vita di esercizio, come ogni struttura in cemento armato e avendo raggiunto 110 anni esigono con urgenza un rinforzo con robuste intralicciature durevoli come acciaio inossidabile o titanio».
Per chi non lo sapesse colui che ha scritto quanto sopra ha partecipato alla messa in sicurezza della Torre di Pisa, ha presieduto la commissione per le Torri medievali e il Duomo di Pavia, ha partecipato agli interventi di urgenza sulla Cappella Guarininiana della Sindone a Torino, e poi per San Pietro a Roma e dappertutto ove ci fosse da salvare la bellezza in qualunque punto del mondo. Si attendono parole di attenzione a un allarme inviato a Venezia esattamente 118 anni dopo eccetera eccetera.
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