Non ce l’ha fatta il piccolo Michele, morto a 2 anni dopo aver ingerito una vite

MESTRE. Non ce l’ha fatta il piccolo Michele. Il suo cuoricino ha smesso di battere alle 12. 53 di venerdì, nel reparto di Rianimazione pediatrica dell’ospedale di Padova dove il bimbo, di appena due anni, era ricoverato da lunedì sera.
La tragedia si è consumata poco dopo le 18, di fronte agli occhi della mamma Svetlana. La famiglia, di origine moldava, si trovava a casa, una bella villetta a Zelarino, dove risiedeva da circa tre anni, trasferitasi da Venezia. Era un pomeriggio tranquillo, come tanti. I bambini stavano giocando nel giardino, con la tenda e il triciclo, quando una maledetta vite ha suscitato la curiosità del piccolino.
È stata questione di un attimo. Il bimbo l’ha presa in mano, per poi metterla in bocca e mandarla giù. Questione di un attimo, appunto, la mamma non si è accorta di nulla. Il racconto dei vicini sono le sue urla disperate, strazianti. Il corpicino del piccolo steso a terra, sull’erba, per un arresto cardiaco. I pianti e il suo nome gridato, senza risposta. Subito è arrivato il papà, Anatolie Bitca, protopresbitero della chiesa ortodossa della natività della madre di Dio, a due passi dall’Umberto I, mentre un vicino di casa chiamava il 118. L’auto medica e l’ambulanza sono arrivate in 9 minuti: 9 interminabili minuti, racconta chi ha assistito alla scena. I vicini di casa si sono presto radunati nel giardino della famiglia, molto conosciuta e stimata nella piccola frazione. Gli altri bambini sono stati mandati in casa. Il racconto è straziante.
All’arrivo dei medici, le prime manovre di rianimazione, la somministrazione dei farmaci per ripristinare il battito cardiaco. Subito la mamma ha detto che il bimbo poteva avere inghiottito qualcosa, forse un pezzo di giocattolo. I medici sono riusciti a individuare la vite e a estrarla direttamente sul posto, ma ormai le condizioni del piccolo erano già compromesse. Quindi c’è stata la corsa disperata all’Angelo e, poi, all’ospedale di Padova, dove il piccolo è stato ricoverato in condizioni disperate nel reparto di Rianimazione pediatrica. I fratellini sono rimasti con la nonna, che vive nella provincia di Padova, mentre la mamma e il papà non hanno abbandonato il loro bimbo per un attimo.
«Non posso parlare», le parole composte di Anatolie Bitca alle telefonate. Giusto un passaggio veloce a casa, giovedì mattina, per raccogliere alcuni vestiti, e poi subito in ospedale dal suo piccolo. Sono sconvolti i vicini di casa, abituati a vedere quel bellissimo e vivace bambino correre da una parte all’altra del giardino, con il suo papà sempre a guardargli le spalle. «Stravedeva per Michele. Erano una cosa sola, sempre insieme. Quando Anatolie parlava del piccolino, gli brillavano gli occhi», racconta una vicina di casa, che ha assistito a quella scena straziante. Una tragedia che venerdì, poco prima delle 13, ha conosciuto il più triste degli epiloghi. I genitori hanno disposto per la donazione del fegato del piccolo Michele. —
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