Coronavirus, Mestre dà l'addio al dottor Ongarato e Fiesso piange Luciana

I volti e le storie dei nostri morti strappati dal virus per non dimenticarli
MESTRE. Cortese, generoso e con una grande passione per le orchidee, è morto ieri all’età di 75 anni Roberto Ongarato, medico e imprenditore in pensione. A lungo ha gestito assieme alla sorella la farmacia che portava il cognome della sua famiglia, un punto di riferimento per la città. Ongarato risiedeva da un anno circa al Centro Don Vecchi “2” di viale Don Sturzo. Nella struttura avrebbe contratto il virus, con tutta probabilità dall’amico Giorgio Micheloni, mancato nel fine settimana. Il medico è stato ricoverato per cinquanta giorni: prima all’Angelo, da una settimana era stato trasferito a Villa Salus. Durante la degenza non ha mai smesso di sperare di tornare alla sua vita. La figlia, Anna, lo sentiva praticamente tutti i giorni ed anche quando è stato portato in ospedale, era in contatto con lui via telefono. Le sue condizioni sono peggiorate nei giorni scorsi. Nonostante si fosse negativizzato, il suo fisico era debilitato dal virus e dalle patologie pregresse. Lascia l’ex moglie, due nipotine, il genero Tommaso Santini e una cugina, Caterina, alla quale era moto affezionato.
 
 
Veneziano doc, si era trasferito a Mestre. Per molti anni ha lavorato e gestito la farmacia Ongarato, dove sono passate generazioni di mestrini, ai tempi d’oro della città. Ongarato aveva il “dito verde” e una passione sfrenata per le orchidee, di tutti i generi e le varietà, delle orchidee introvabili che cresce e curava. Al Don Vecchi si occupava del verde e faceva volontariato, aiutando a far uscire l’Incontro, il settimanale della Fondazione Carpinetum, assieme all’amico Giorgio. «Oggi il Signore si è manifestato. Un Angelo ha portato un messaggio di speranza al padre di mia moglie ricoverato all’Angelo» aveva scritto a fine marzo la famiglia. Nei giorni di ricovero, infatti, ad andarlo a trovare era Roberta, infermiera del reparto, che ha portato messaggi speranza all’anziano ricoverato, un gesto che per la figlia ha significato moltissimo. Nei prossimi giorni la salma verrà benedetta e successivamente cremata, per poi riposare nel cimitero di Mestre. Dopo il 4 maggio sarà organizzata una cerimonia in forma ristretta. Ongarato è il secondo morto dei Centri Don Vecchi.
 
A Fiesso d'Artico  diciannovesimo decesso legato alla casa di riposo “La Salute”  a causa del coronavirus . Struttura che ha avuto il bilancio in termini di decesso più alto di tutto il Veneziano. E' morta all'ospedale Covid di Dolo all'età di 82 anni Luciana Discardi, proveniva dalla struttura per anziani della Riviera del Brenta. A raccontare chi fosse, ci pensa il nipote Rudi. «Mia zia – spiega il nipote Rudi – era originaria di Fiesso D'Artico e fin da giovane ha fatto la sarta. Si era spostata poi per fare il lavoro a Venezia dove aveva vissuto a lungo. Con il passare degli anni la donna si è poi trasferita a Fiesso per stare vicino a mio papà, suo fratello. Negli ultimi anni però viveva alla casa di riposo del nostro paese». Le condizioni della donna dal punto di vista fisico non erano comunque buone.
«Mia zia nel corso del tempo aveva perso», spiega il nipote Rudi, «parte della sua autosufficienza. Aveva diverse patologie». La sue condizioni si sono improvvisamente aggravate negli ultimi giorni tanto da rendere necessario il ricovero all'ospedale di Dolo dove purtroppo è deceduta. Luciana Discardi lascia le sorelle Nadia e Alberta la cognata Mirella i nipoti Rudi, Debora Stefania Chety Villy e Nicola. Nei prossimi giorni si terrà in suo ricordo una benedizione di addio in forma strettamente privata. Si tratta della 19 esima vittima della casa di riposo di Fiesso. Nei giorni scorsi comunque in termini sanitari, aveva comunicato il direttore della struttura Alberto Toneatto, la situazione era cambiata verso il meglio, con il numero di ospiti positivi al Covid che si era ridotto. —
 

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