Tre anni senza tasse per salvare l ’artigianato storico e artistico veneziano

Coronavirus ed economia, l’appello di Francesco Grimaldi, portavoce Cna: «Almeno la metà delle imprese rischia di chiudere definitivamente con l’emergenza in atto e senza liquidità»

VENEZIA. Tre anni senza tasse per rimettersi in piedi. E’ la richiesta che arriva dagli artigiani veneziani della Cna, disperati perché l’emergenza Coronavirus in atto li ha messi letteralmente in ginocchio dopo una situazione già difficilissima in seguito ai danni dell’acqua alta eccezionale del novembre scorso.

«La beffa - spiega Francesco Grimaldi, portavoce del settore dell’artigianato artistico della Cna, che conta un centinaio di imprese nella Venezia metropolitana - e che molti di noi non hanno neppure potuto chiedere i contributi per i danni subìti, perché non avevamo la liquidità per antipare la spesa per le riparazioni.

«Non solo non abbiamo lavoro, ma non riusciamo nemmeno a farci pagare per quello già svolto perché ci sono albergatori veneziani per cui li avevamo eseguiti che allargano le braccia e ci dicono che non sono in condizione di liquidarci in questo momento. In queste condizioni, almeno la metà delle imprese del settore - artigiani edili, restauratori, decoratori, artigiani del vetro e delle maschere - rischia di non aprire più anche a fine emergenza. Con le misure attivate ora dal Governo - dal bonus da 600 euro, alla cassa integrazione in deroga per i dipendenti che ancora non è stata erogata (tanto che tocca a noi anticiparla, quando possibile, ai dipendenti), ai prestiti bancari che non possiamo permetterci - non andiamo molto lontano».



Di qui la richiesta - rivolta al Governo, ma con l’appoggio di Comune e Regione - di misure choc, commisurate alla gravità della situazionenell’area veneziana.

«Chiediamo che il lavoro che andremo a produrre prossimamente, quando sarà possibile - spiega ancora Grimaldi - ci venga riconosciuto cime un indennizzo alla "guerra”, che ci sia un abbattimento sostanziale delle aliquote, con un ridimensionamento definitivo a tutela delle attività produttive e artigianali in aree delicate come Venezia, così da salvaguardare le aziende che operano con qualità e rispetto dei mestieri. Chiediamo pertanto una defiscalizzazione totale che riguardi il 2019-2020-2021 cancellando i debiti - intervento importante quale vero aiuto economico alle attività lasciando gli incassi alle imprese, incassi che diverranno soluzioni per dare liquidità e un minimo di tranquillità mentale. Sono inoltre necessari interventi a fondo perduto per la sopravvivenza giornaliera.

«Non è possibile pensare, in queste condizioni, che un debito futuro come i prestiti bancari, possa essere un aiuto alle attività in difficoltà. I prestiti bancari non faranno che innescare altri debiti con prossime e certe chiusure drammatiche delle imprese veneziane. Sono misure che vanno prese con la massima urgenza, perché aspettando si rischia poi che non ci siano più le condizioni per riaprire le proprie attività. E’ quello che ormai molti di noi temono, al di là degli aspetti sanitari di questa emergenza e della salute delle persone che resta naturalmente in primo piano. Ma quando la supereremo, per quella economica, se non ci saranno state decisioni “forti” da parte del Governo e degli enti locali sarà probabilmente troppo tardi per chi non ha alle spalle una grande impresa». —

ENRICO TANTUCCI. © RIPRODUZIONE RISERVATA .

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