Coronavirus Veneto, scuole chiuse e famiglie nel caos: "Servono permessi extra"

La richiesta dal mondo dei genitori di sussidi e contributi per la custodia dei figli nel caso le scuole riaprano dopo l’estate

VENEZIA. È un cortocircuito che non conosce soluzione.

L'annuncio della Ministra Azzolina - niente rientro in classe prima della fine dell'anno scolastico - da un lato rassicura i genitori, dall'altro impensierisce mamme e papà dei più piccoli che, prossimi a tornare al lavoro, non sanno a chi lasciare i figli. Ora che anche i nonni sono "fuori uso" e i centri estivi sono in forse.

«Io mi occupo di assicurazione qualità in un'azienda alimentare e mio marito è docente universitario. Ora io sono in cassa integrazione, mentre lui è in smart working.Con la ripresa delle scuole e due figli in prima e in quinta elementare siamo in grande difficoltà» spiega Elisa Pavan, di Mestre.

«La mia richiesta? Permessi di lavoro extra». È simile la situazione di Alessia Calabresi, di Spinea. «Lavoro nello studio di un commercialista a Venezia e sono in cassa integrazione. Mia figlia Angelica ha appena un anno. Come farò, quando rientrerò al lavoro? Dovrò spendere tutto lo stipendio per la baby sitter».

Una situazione resa ancor più difficile dal dispiacere nel vedere i bimbi costretti a una non-quotidianità. «La maestra di Angelica ha mandato un video alla classe, mia figlia ha iniziato a baciare il cellulare: le manca la sua scuola».

In ogni caso, la decisione della Ministra è stata accolta con favore dalla maggior parte delle mamme. «Sapere che Maddalena rimarrà a casa, non esposta al contagio, mi fa stare più tranquilla. Alla riapertura delle scuole, sicuramente la paura ci sarà ancora, ma per il momento va bene così» dice Anna Molin, mamma di una bimba di un anno e mezzo. Ma c'è anche chi avrebbe optato per un rientro "soft". «Di fronte alla possibilità di riaprire, con tutte le misure di sicurezza del caso, avrei detto di sì» dice Sonia Pistolato, mamma di Niccolò, in prima media. «Purtroppo dovremo imparare a convivere con il virus, non possiamo tenere l'Italia sigillata altri 6 mesi». Il ragazzino vorrebbe tornare alla quotidianità, tra i compagni. «Niccolò è disabile e devo dire che, in questi mesi, non è mai mancata l'assistenza da parte del Comune. Ogni giorno viene una signora, per 3 ore. Per lui è molto importante, anche perché riesce a vedere un volto nuovo». In tutto questo si inserisce la preoccupazione dei maestri, soprattutto delle paritarie.

L'assessora Donazzan ha promesso 6 milioni di euro per le casse integrazione straordinarie, chiedendo però allo Stato di intervenire.

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