Giudecca, il varo di una nuova gondola. «Un segno di speranza nell’emergenza»

LO SQUERARIOL
La prima gondola nata in emergenza. Con la città chiusa e le attività ferme c’è anche chi prova a tener duro. Il cantiere di Gianfranco Vianello «Crea», alla Giudecca, non ha mai smesso la produzione. Distanze di sicurezza, precauzioni, mascherine. Ma il lavoro va avanti. E l’altro giorno la piccola festa per il varo di una nuova gondola. Commissionata da un giovane gondoliere del traghetto Carbon.
Quando è arrivato l’ordine, non si poteva certo immaginare che di lì a qualche settimana tutto si sarebbe fermato di colpo. «Abbiamo deciso di portare a termine il lavoro e di consegnare la gondola», dice Crea, «un segno di ottimismo in una situazione che sta diventando sempre più difficile». Lavoro di specialisti, eccellenze veneziane che non hanno uguali. Alla realizzazione della nuova gondola, vera opera d’arte costruita con undici tipi di legno diverso, compresi i ferri, gli arredi e le finiture, hanno partecipato anche le altre realtà del Consorzio cantieristica minore, la realtà produttiva della Giudecca. Ma il quadro è preoccupante.

«Possiamo resistere ancora un po’», dice il campione squerariol, «ma poi bisognerà il modo per non far morire gli artigiani. Intendo il blocco di tasse, contributi, mutui e altri obblighi. Altrimenti chiudiamo tutti».
L’ultimo momento felice. Perché da oggi anche il cantiere Crea chiuderà i battenti. Lo hanno fatto gli altri della Giudecca. Dove i maestri e i titolari hanno una certa età. «I dipendenti li ho messi in ferie, se posso verrò a lavorare da solo», dice Crea, «altrimenti me ne starò a casa anch’io. Ma così è un disastro».
La situazione alla Giudecca è quella del resto della città. E da qualche giorno del resto d’Italia. Tutto chiuso, a parte i lavori della manutenzione gondole e della costruzione di nuove imbarcazioni. «Abbiamo chiuso il negozio di vetri, turisti americani non ce ne sono più», racconta Crea, «abbiamo avuto molte disdette anche per la darsena. La gente non si fida a venire o a prenotare per l’estate. Aspettano che la situazione sia un po’ più chiara». Meno barche significa non avere i soldi dell’ormeggio. Ma anche il lavoro della manutenzione, dei motori e degli scafi. Un mondo che si ferma.

In mezzo a tutto questo, la nuova gondola. Un prodotto che solo a Venezia può essere concepito e realizzato. Un pezzo della storia che ha visto la luce proprio nei giorni dell’emergenza. Festeggiamenti ridotti, il prete a dar la benedizione da lontano. La grande soddisfazione per un’opera dell’ingegno e dell’artigianato veneziano offuscata dalla tristezza di una città ferma.
«Per il mondo produttivo e per noi artigiani questo è un colpo molto duro», conclude il maestro, «e non potrò nemmeno tornare a pescare, come facevo da ragazzo con mio padre e i miei zii... Speriamo bene». —
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