Coronavirus. Il ricovero a Mirano, poi a Dolo. Paura per la morte di Mario

Chi era la terza vittima in Veneto. L’uomo faceva l’autista di scuolabus: poi il ritiro. La moglie: «Non frequentava i bar». Il suo contagio resta un mistero
ORIAGO. C'è sconforto e preoccupazione a Oriago per la morte di Mario Veronese. L'uomo di 67 anni, ex autista di scuolabus, è deceduto nel reparto di Terapia intensiva dell'ospedale di Padova dopo che era stato ricoverato lo scorso 22 febbraio, positivo al Coronavirus. Prima di finire in Terapia intensiva l'uomo era transitato negli ospedali di Mirano e di Dolo. Era stato ricoverato per una polmonite. Al tampone era risultato positivo al virus. 
 
Veronese, originario di Pellestrina, risiedeva con moglie e figli da una quindicina di anni, al civico 95 di via Ghebba a Oriago, in un’abitazione a ridosso della stazione ferroviaria di Oriago Porta Ovest. La moglie Donatella e il figlio Manuel alla notizia del contagio non riuscivano a capire come potesse essere successo. «Non usciamo mai, non facciamo vita mondana. Usciamo solo per fare le spese e lo facciamo sempre insieme, per questo non riesco proprio a capire dove possa essere avvenuto il contagio» aveva detto la moglie. 
 
 
Un primo ricovero era avvenuto a Mirano il 13 febbraio e poi il 17 quando era stato portato a Dolo e da lì a Padova. L'uomo, comunque, era affetto anche da altre patologie da diverso tempo, e queste ha aggravato ulteriormente una già complicata situazione clinica. Alla notizia della positività al Coronavirus, i familiari di Mario Veronese si erano messi in quarantena volontaria: la moglie e due figli erano risultati comunque negativi al tampone del coronavirus.
 
I vicini di casa avevano notato che, prima del ricovero, Mario Veronese era rimasto chiuso in casa, forse debilitato per quella che pensava fosse una banale influenza, per circa 10 giorni. 
 
La notizia della morte dell'uomo si è sparsa ieri pomeriggio in paese nel giro di poco tempo. Il sindaco Marco Dori ha voluto testimoniare la vicinanza dell'amministrazione comunale. «Un grande dolore, mi dispiace veramente» ha scritto il sindaco «In questo momento così difficile, non posso che esprimere alla famiglia il mio cordoglio personale e quello di tutta l'amministrazione e dell'intera comunità e do loro la nostra piena disponibilità. Non avremmo mai immaginato di vivere una situazione di questo tipo, ma ormai è chiaro che questa emergenza, per essere superata, chiede la piena collaborazione tra istituzioni e cittadini. Ricordo che i tamponi fatti ai contatti stretti dell'ammalato avevano dato esito negativo».
 
«Saremo come tu volevi. Saluta la nonna». Un messaggio pieno di affetto e tenerezza quello affidato a Facebook da un nipote. Un messaggio intimo, pieno di discrezione e riserbo. Uno dei pochi messaggi affidati ai social dalla famiglia che già nei giorni scorsi aveva reagito con grande dignità e compostezza alla notizia del contagio che aveva riguardato il loro congiunto decidendo in autonomia, prima ancora dell'obbligo imposto dalle autorità mediche, per l'autoisolamento nelle proprie abitazioni in attesa che trascorressero i giorni di incubazione. 
 
Nonostante da una quindicina d'anni Veronese e la sua famiglia vivessero a Mira, avevano mantenuto forti legami con l'isola di Pellestrina e spesso tornavano per trascorrere brevi periodi di soggiorno, specie durante la stagione estiva, ma anche in altri periodi dell'anno, a trovare i parenti. La notizia della sua morte è rimbalzata di casa in casa per tutta la giornata di ieri nella lunga isoletta veneziana fra la spiaggia e la laguna dove si conoscono tutti. I funerali dell'uomo si terranno nei prossimi giorni a Oriago dopo il nulla osta. — 
Alessandro Abbadir 
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