Il bilancio dell’M9, un anno da dimenticare 54 mila visitatori e disavanzo da 6,5 milioni

Il distretto commerciale per ora non decolla sul fronte affitti: si confida ora sulla piattaforma di coworking Copernico 
20/06/2018 Mestre, Museo M9, il museo del Novecento
20/06/2018 Mestre, Museo M9, il museo del Novecento



Un disavanzo che arriva ai 6 milioni e mezzo di euro. Solo 54 mila visitatori in un anno che, con una media di 4.500 al mese, rendono assolutamente sovrastimate le vecchie previsioni di investimento culturale, quelle da 200 mila visitatori l’anno. I mali del progetto M9 sono due: pochi visitatori e il distretto commerciale che non decolla sul fronte affitti.

Lo spiega una nota ufficiale della Fondazione di Venezia che ha investito 110 milioni e spinge per la autosussistenza del museo di Mestre.

«I dati dell’attività museale risentono fortemente del numero di ingressi riferito ai soli visitatori paganti che si è attestato intorno ai 54.000 visitatori e di conseguenza i ricavi sono risultati insufficienti a raggiungere l’equilibrio economico. Il risultato della parte immobiliare risente degli spazi non ancora locati a fine 2019. Il perfezionamento di accordi consente una visione più ottimistica per il 2020». Si confida nell’arrivo di Copernico (piattaforma di coworking)

Giornata difficile ieri per i conti, e i dati, del museo del Novecento. Prima il consiglio di amministrazione, poi un lunghissimo consiglio generale della Fondazione di Venezia alle prese con l’analisi dei dati, un primo aggiornamento, del lavoro degli advisor della DGM Consulting di Milano, i consulenti incaricati lo scorso dicembre di esaminare problemi e possibili soluzioni per far funzionare M9 a poco più di un anno dalla apertura.

«Ma non stiamo mica preparando la corda. Se abbiamo coinvolto un advisor è perché i problemi li avevamo bene a mente e i numeri usciti oggi non sono una novità, sono in linea con quelli di luglio, da voi riportati», spiega il presidente della Fondazione, Gianpiero Brunello. «A fine marzo l’advisor ci fornirà vari scenari di intervento. Da subito, dobbiamo velocizzare la governance, ovvero la catena decisionale, con un unico comando tra Museo e distretto commerciale. Nulla è perduto», insiste Brunello. Non sono a rischio, precisa, né il ruolo del direttore Biscione, né quello del manager del distretto, Pasquetti. Ma serve uno scossone.

Ieri in consiglio generale tanti gli interventi, anche critici, dei consiglieri. Brunello continua: «Certo, vanno aumentati i biglietti venduti. Ma il museo ha una capienza di circa 800 persone al giorno, visto che per visitarlo ci vogliono ore per visitarlo. Fosse sempre pieno, si arriva a 240 mila persone l’anno» . Se è andata male la mostra temporanea sui tatuaggi, quella sullo sbarco della Luna, in corso, fa ben sperare: «Dopo il modulo lunare arriverà anche quello sullo sbarco su Marte. E gran parte di questa mostra diventerà una nuova ala della esposizione permanente». Altro obiettivo da centrare: «Ci serve un partner tecnologico. Ci avevamo provato con Zingarelli. Dobbiamo trovarlo», insiste il presidente. L’ex Ad, intanto è tra i consulenti, a titolo gratuito, della Venis, partecipata del Comune per l’innovazione.

Nella relazione della DGM Consulting il disavanzo da 6,5 milioni è ritenuto in linea «sostanziale con la previsione già fatta nelle revisione dello scorso luglio», spiega una nota della Fondazione.

I consulenti hanno elaborato una lista di 20 azioni per raggiungere l’equilibrio economico - finanziario. Quattro i percorsi: «azioni di ridisegno della struttura organizzativa e di gestione del Polo M9 tese alla semplificazione dei processi e all’unitarietà di esecuzione delle strategie; azioni di riconfigurazione della struttura amministrativa e societaria tese all’ottimizzazione complessiva dell’assetto del Gruppo; azioni tese all’adeguamento alla nuova fase di gestione successiva allo sviluppo ed alla commercializzazione del Polo; azioni tese alla velocizzazione del modello di sviluppo delle attività museali per dare maggiore identità al Museo M9». —



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