S’inventa di essere stato rapito dopo aver perso tutto al gioco

Finge il rapimento per giustificare, con la famiglia, la perdita al gioco dei soldi che dovevano servire ad acquistare il nuovo negozio in centro storico. L’uomo alla fine è stato denunciato per simulazione di reato e forse lo sarà anche per procurato allarme. Si tratta di A.M., 48 anni, di Mestre.
Il tutto nasce con la denuncia dei figli dell’uomo che si rivolgono ai carabinieri. Mercoledì mattina vanno alla caserma di via Miranese e raccontano che il papà è sparito invece di andare dal commercialista a versare 7.000 per il primo atto di acquisto di un nuovo negozio a Venezia.
All’ora di cena di martedì il figlio, già preoccupato e alla ricerca del genitore, aveva ricevuto una telefonata inquietante. All’altro capo del telefono il padre gli diceva di essere “prigioniero” di alcune persone, di avere solo pochi minuti per parlare, di non contattarlo e soprattutto non chiamare i carabinieri. Nonostante ai carabinieri la vicenda sia assai strana, iniziano a indagare come se si trattasse di un vero sequestro di persona. Innanzitutto sembra molto strano che i banditi lascino parlare al telefono il sequestrato mentre è loro ostaggio. E poi non c’è nessuna forma di richiesta di riscatto o qualche cosa che possa essere condotta ad una richiesta in tal senso. er finire l’uomo non appartiene ad una famiglia benestante a tal punto da poter pagare un riscatto.
Grazie alla localizzazione del telefono scoprono così che chiunque lo stia usando è passato prima da Verona, poi da Milano e quindi in quel momento si trova a Firenze. I sospetti sulla vicenda aumentano in quanto tutte le celle telefoniche agganciate dal telefonino dell’uomo corrono parallele alle linee ferroviarie che collegano le tre città.
Nemmeno il tempo di concludere le prime verifiche sul posto, e l’uomo in tarda serata si fa vivo con la famiglia e, tornato dalla Toscana, si presenta ai carabinieri. All’inizio racconta la storia del rapimento. Insiste. Ma il racconto fa acqua da tutti lati. A quel punto i militari cominciano a mettere in evidenza le contraddizioni e minuto dopo minuto il suo racconto viene sgretolato. E così, alla fine, l’uomo confessa di aver speso buona parte del denaro della “caparra” al gioco. Messo alle strette dalla scadenza per l’acquisto della licenza, ha pensato bene di inscenare il rapimento. Non si capisce cosa volesse fare per giustificare l’ammanco.
Il tutto è stato quindi comunicato, in un dettagliato rapporto, alla Procura della Repubblica dove ora verrà valutata la posizione dell’uomo che sarà denunciato per simulazione di reato ed eventualmente anche per procurato allarme. —
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