Comune virtuoso, dimezzato il disavanzo Venezia, il debito pro capite è di 1.137 euro

Settima in Italia tra le 32 grandi amministrazioni e prima fra le Città metropolitane. Brugnaro: «Zero debiti nel 2020»



Debito pubblico azzerato. Disavanzo ridotto della metà. Tempi record per pagare le imprese e una liquidità di cassa tornata in positivo a partire dal 2018. Il Comune è «virtuoso». Settimo fra i 32 comuni delle grandi città italiane, addirittura al primo posto tra le città metropolitane come «capacità di amministrazione». Performance da record, contenute nello studio di Franco Mustaccio, ricercatore dell’Istat. Illustrati ieri mattina a Ca’ Farsetti dal sindaco Luigi Brugnaro e dall’assessore al Bilancio Michele Zuin. Stando ai 18 indicatori utilizzati nello studio (servizi, personale, debiti, entrate e spese) il Comune di Venezia è al settimo posto fra i 32 comuni analizzati. Davanti a Roma, Genova e Milano. Dietro le città dell’Emilia, come Ravenna Parma e Modena che conquistano i primi tre posti, dietro anche a Verona, Rimini e Reggio Emilia.

Prima voce positiva, il disavanzo. I Comuni lo hanno ridotto nel 2018 del 12,9 per cento rispetto all’anno precedente, Venezia del 48. L’indebitamento, che era di 72 milioni di euro, è stato ridotto della metà.

«E per il 2020», ha annunciato Brugnaro, «arriveremo a zero. Significa che non abbiamo debiti da far pagare alle generazioni future, né rate di mutuo da pagare. Prima forse si spendeva anche al di sopra delle nostre possibilità. Si distribuiva quello che non c’era».

Il debito grava su ogni residente veneziano oggi per 1.137 euro, contro la media di 1.723 dei maggiori comuni italiani. Altro dato interessante, il ritardo medio di pagamento delle fatture alle imprese. In Italia è di 37 giorni. «A Venezia», dice Zuin, «paghiamo addirittura due giorni prima della scadenza. Una cosa importante per le imprese che così riescono a sopravvivere»

Nella media nazionale la percentuale di riscossione delle entrate di natura tributaria (67 per cento a Venezia contro il 63 per cento in Italia) e l’incidenza complessiva della spesa per istruzione, trasporti, politiche sociali (55 per cento contro il 53 del resto d’Italia).

Gli investimenti complessivi pro capite sono passati invece a 288 euro, contro una media delle altre città di 171. Merito questo anche degli investimenti della Legge Speciale, che da quest’anno sono tornati alla città.

«È vero, ma è anche capacità di questa amministrazione essere riuscita a trovare i finanziamenti», dice Zuin. Brugnaro insiste. «Rimettere a posto il bilancio è più importante di inaugurare un ponte o una pista ciclabile. Vuol dire mettere nelle condizioni il Comune di spendere senza indebitarsi». Cita l’esempio del debito. «Quando sono arrivato eravamo a 72 milioni. Il commissario Zappalorto aveva proposto di pagarlo in 28 anni. Lo abbiamo azzerato».

Prima conseguenza benefica è quella della «capacità di spesa». I grafici mostrano la tendenza al rialzo a partire dal 2016. Nell’anno in corso i soldi in cassa hanno superato anche i 140 milioni. «Cosa significa? Che possiamo spendere senza chiedere prestiti e senza pagare interessi», dice Brugnaro.

Nel 2017, dunque, Venezia è balzata dal 14esimo al 7 posto fra i grandi comuni come «capacità amministrativa». Resta ancora qualche voce in rosso. Come ad esempio le «spese per il personale». «Ma scontiamo il fatto che siamo due città diverse», spiega Brugnaro, «abbiamo bisogno di uffici doppi. Per andare da Pellestrina a Malamocco c’è un chilometro, ce lo pagano così. Ma occorre un pullman e un ferry boat....».

Rossa anche la voce delle esternalizzazioni. «Troppo poche», secondo il ricercatore. «E non è detto che privatizzando di più si ottengano risultati economici migliori», dice Zuin.

Ma la pagella Istat promuove il bilancio veneziano a pieno voti.

«Quando sono arrivato c’erano 140 milioni di debito, un solo milione da spendere», dice il sindaco, «adesso in cassa abbiamo i soldi che sono davvero spendibili. È frutto anche di scelte coraggiose. Non abbiamo una ricetta magica. Abbiamo solo scelto di spendere quello che possiamo spendere. Prima si faceva diversamente. Dunque, prima il bilancio, anche se magari non fa notizia. Non è una cosa da poco. È il primo passo per poter amministrare in modo corretto. Se no, i xè solo discorsi. —

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