Applausi e fischi: il referendum “spacca” la platea al Teatro Goldoni

VENEZIA «Una catastrofe a rallentatore, un’apocalisse silenziosa». È leggendo un passaggio del libro “La seconda mezzanotte” che il Premio Strega Antonio Scurati ha introdotto il dibattito sul referendum consultivo sulla separazione tra Venezia e Mestre del primo dicembre.
Lo scrittore ha ricordato la Venezia Disneyland sommersa e svenduta ai cinesi dello scritto di quello che dieci anni fa era considerato fantascienza. Sul palco per il Sì l’avvocato Marco Sitran, presidente Venezia e Mestre due grandi città e Deborah Esposti del Comitato MuoverSì, mentre per il no Giorgio Dodi, segretario comunale del Pd e Roberto Marangio, segretario federale del Partito comunista.
Teatro Goldoni pieno al dibattito con 800 persone che non sono rimaste in silenzio ad ascoltare, ma hanno partecipato con applausi e fischi e, in alcuni casi, intervenendo dal pubblico in modo acceso. Venezia, Mestre, Favaro e Marghera: un’ondata di richieste di separazioni sta emergendo nel territorio.
Durante l’accesissima discussione si sono toccati diversi temi e concetti, mettendo al setaccio il “decreto fascista” voluto nel 1926 quando è stato creato il polo industriale di Marghera: per qualcuno il Ponte della Libertà è un elemento architettonico che unisce due realtà, per altri potrebbe diventare un muro. Per chi vuole la separazione Mestre deve smetterla di essere un brutto anatroccolo e trasformarsi in cigno perché ha molto da dire e non può apparire solo perché «c’è la tangenziale intasata o si muore per droga».

«Chi vota no insiste nel curare la stessa malattia con la solita medicina che non funziona», ha detto Esposti. «Non sto parlando di differenze tra persone, ma amministrativa. Voi volete essere riconosciuti per la vostra specialità, noi per la nostra ordinarietà. Pensiamo alla Tari che un ristorante di Spinea è di 4.000 euro, la stessa attività a Mestre Venezia è di 12 mila euro».
Dodi ha ribadito più volte che si sta facendo un salto nel buio e ha bacchettato l’attuale amministrazione che non ha saputo sollevare l’intero territorio, ma lo ha affossato alimentando una monocultura turistica: «Ciò che voglio dire è che al di là del voto del primo dicembre dobbiamo lavorare insieme» ha detto il segretario del Pd.
«Negli anni passati gran parte dei soldi della Legge speciale sono finite per finanziare il Mose e il Comune era strangolato dal patto di stabilità, ma negli ultimi anni lo Stato ha dato molti soldi a Venezia, solo che l’amministrazione li ha spesi male. Noi dobbiamo ricominciare andando a riportare le Municipalità nel territorio, garantendo un governo di prossimità». Il moderatore Luigi Bacialli ha dato voce ai tanti cittadini che sono intervenuti, chiedendo anche un parere allo scrittore che ha detto chiaramente che voterà Sì.
La storica Nelli Vanzan ha sottolineato la storia di Mestre e Venezia, riscuotendo un grande applauso. Sitran si è soffermato sulla possibilità di chiedere lo statuto speciale per Venezia grazie al Trattato di Lisbona (art. 107, comma tre). Marco Gasparinetti del Gruppo25Aprile che è per il Sì, avvocato a Bruxelles, ha spiegato che fino a quando Venezia e Mestre saranno unite, Venezia non potrà ricevere lo statuto speciale in quanto non sarà diversa da altri territori.
Tantissimi gli interventi per il sì che hanno travolto, in molti casi anche verbalmente, i due relatori che hanno più volte difeso l’unità della città, sottolineando come la divisione non risolverebbe i problemi. Tra le domande quella sui tempi e su cosa succederà se vincerà il Sì. Se si raggiungerà il quorum del 50 per cento più uno la Regione dovrà entro 90 giorni fare la legge, ma sulla questione del quorum Sitran ha contestato che la Regione lo abbia inserito «poiché non esiste nel referendum consultivo», come ha contestato il sindaco Brugnaro di aver negato il referendum dopo averlo promesso.
«Sappiamo che ci sono persone che hanno perso tutto in questo momento e non vogliamo mancare di rispetto, ma non si poteva rimandare», ha detto Sitran. –
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