L’imposta di sbarco è un flop: tutto da rifare

VENEZIA. Imposta di sbarco a rischio flop e ad altissima evasione. Si ricomincia tutto da capo con un nuovo regolamento del contributo di accesso destinato ai turisti giornalieri che, dopo ripetuti rinvii, dovrebbe partire dall’inizio del prossimo anno secondo quanto annunciato dalla Giunta.
Ma se l’assessore al Bilancio Michele Zuin per ora conferma formalmente quella data, il rischio concreto è che invece tutto si complichi, visto che non saranno più gli altri vettori – come quelli ferroviari, automobilistici o navali - a riscuotere l’imposta per poi girarla al Comune, ma direttamente Ca’ Farsetti.
Lo ha spiegato lo stesso Zuin ieri in Commissione consiliare dove si discuteva l’interrogazione presentata dal consigliere comunale del Pd Emanuele Rosteghin proprio sullo slittamento dell’avvio dell’imposta. Un bel pasticcio, visto che in qualche modo era stato lo stesso Comune a spingere perché - sull’onda dell’imposta di sbarco già in vigore per le piccole isole come Capri - fossero appunto i titolari delle imprese di trasporto turistico a riscuotere l’imposta.
È stato per questo già chiesto un parere legale al Ministero dell’Economia - è stato spiegato ieri in Commissione - per capire se sia possibile per il Comune incassare l’imposta senza passare dai vettori, come invece prescriverebbe il provvedimento legislativo approvato in Parlamento che autorizza il contributo di accesso.
Ma la complessità della situazione - una città come Venezia non è una piccola isola con un unico vettore navale - e i ricorsi al Tar già presentati da alcuni operatori hanno spinto alla radicale marcia indietro.
«Sarà direttamente il Comune a riscuotere il contributo di accesso a Venezia», ha spiegato l’assessore e per questo il regolamento dell’imposta andrà riscritto».
Si ricomincia da capo, dunque. Ma come farà il Comune a riscuotere direttamente l’imposta? Con l’obbligo per chi arriva a Venezia di pagare prima online il contributo sul portale del Comune Venezia Unica. Ma dovrebbero essere anche allestiti delle specie di gazebi a Piazzale Roma per chi usi il taxi per entrare in città e pagare direttamente. Il problema sarà però quello dei controlli.
«Visto che l’imposta è legata ai vettori», commenta il consigliere Pd Emanuele Rosteghin, «se un turista che non ha pagato online l’imposta di sbarco, mette comunque piede a Venezia non sarà possibile sanzionarlo, perché potrà sempre sostenere, ad esempio, di essere arrivato a piedi e starà al Comune dimostrare che non è vero.
«L’altra possibilità sarà quella di attuare controlli sul mezzo di arrivo - sui bus, sui treni o sui lancioni che portano i turisti a Venezia - ma sarà un’impresa per il Comune organizzarli e in ogni caso potranno essere al massimo a campione. Per questo il rischio di evasione dell’imposta di sbarco, quando entrerà in vigore, sarà elevatissimo.
«Per questo visto che si tratta di ricominciare tutto da capo, visto che si è presa una strada sbagliata, abbiamo chiesto al Comune anche di rivedere tutto il regime di esenzioni. Ma pensare che dall’inizio del prossimo anno l’imposta possa entrare in vigore è, secondo noi, pura utopia». Per questo ora il provvedimento di cui aveva parlato tutta Italia per il controllo del turismo a Venezia rischia seriamente di fallire. —
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