Mose, via ai lavori per le cerniere corrose

VENEZIA. Via alla gara per risolvere la corrosione delle cerniere del Mose. Steli e tensionatori in parte da sostituire, degrado dei materiali che va affrontato con urgenza, con la sostituzione di alcuni pezzi del sistema di dighe mobili. Decine di milioni di euro da spendere per risolvere i guai che sino rivelati in tutta la loro gravità, con ruggine e deterioramento delle parti che stanno sott’acqua.
Si chiama «Partenariato per l’innovazione», ed è una procedura che dovrà mettere insieme studi e ricerche sulla corrosione, e stabilire le vere cause del deterioramento dei materiali».
A quasi due anni dalla denuncia di alcuni esperti sulla «corrosione» del Mose il Consorzio Venezia Nuova adesso corre ai ripari. Sarà pubblicato nei prossimi giorni sul sito del Consorzio un bando di gara alla ricerca di imprese specializzate nei lavori subacquei, in grado di sostituire gli elementi deteriorati delle barriere.
Si tratta di alcune parti nevralgiche delle dighe, in particolare steli e tensionatori. Si cercano anche studiosi in grado di stabilire quali siano le vere cause di questa corrosione, che rischia di compromettere gravemente la funzionalità dell’intero sistema.
Una novità. Perché fino ad oggi i guai del Mose venivano gestiti in casa dal Consorzio monopolista, senza ricerca di eventuali concorrenti e imprese esterne. Adesso si ammette l’esistenza di queste criticità.
Era stato il professor Gian Mario Paolucci, docente di Metallurgia all’Università di Padova ed «esperto metallurgico» del Provveditorato alle Opere pubbliche, a consegnare una preoccupante perizia dal titolo «Possibili criticità metallurgiche delle cerniere del Mose».
Il professore parlava del deterioramento del perno di rotazione delle cerniere e dei rischi anche gravi di tenuta. E poi di acciai utilizzati per la produzione di serie che non erano gli stessi previsti dal progetto. Polemiche e accuse reciproche dopo la pubblicazione sulla Nuova e sull’Espresso della relazione.
Ma un sopralluogo congiunto del Provveditorato e dei tecnici del Consorzio aveva confermato l’esistenza del problema. «Saranno sostituiti i pezzi corrosi», aveva detto il provveditore Linetti.
Adesso l’operazione sta per entrare nel vivo. Una fase delicata, perché dalla tenita di quegli elementi – steli e tensionatori – dipende la tenuta dell’intero sistema e la sua durata.
Ma non ci sono soltanto le cerniere. Nel dossier inviato un anno fa dai commissari al ministero sono segnalate dieci criticità irrisolte. Per riparare i danni, il costo stimato è di circa 100 milioni di euro. Di questi, 18 sono stati stanziati per la pulitura di sedimenti e sabbie depositate nei cassoni di alloggiamento. Dopo il sollevamento sperimentale della barriera di Treporti, le paratoie non erano più rientrate nella loro sede, ostruita da tonnellate di sabbia e detriti.
Per questo Il Consorzio e il Provveditorato hanno avviato una gara per affidare un «appalto misto» per la manutenzione delle paratoie della bocca di porto di Lido-Treporti. Bando di gara pubblicato alla vigilia di Natale, che prevedeva la scadenza per presentare le offerte per il giorno 11 gennaio alle 13. Ma dalle imprese possibili concorrenti sono venute proteste. Tempi troppo stretti, considerate anche le festività, per poter partecipare.
«È pervenuta il 20 dicembre scorso la richiesta di proroga di 15 giorni del termine da parte di potenziali concorrenti», scrive nella disposizione il commissario Francesco Ossola. Decretando di concedere una proroga di tre giorni e di posticipare la scadenza alle ore 13 del 14 gennaio. «Al fine di evitare qualsiasi contestazione».
Manutenzione delle paratoie. E poi la sostituzione degli elementi corrosi o deteriorati sul fondo del mare. Poi toccherà ai tubi delle gallerie subacquee nei cassoni di Malamocco, anche questi danneggiati gravemente dalla mareggiata di due anni fa. Lavori necessari. Senza i quali la grande opera da quasi sei miliardi di euro non potrà essere mai conclusa. —
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