Canale dei Petroli la Salvaguardia rinvia e chiede lumi all’Autorità portuale

«Non sappiamo se i dragaggi sono di nostra competenza» Ma le associazioni ambientaliste scrivono ai Ministeri



La Salvaguardia decide di non decidere. E il progetto del nuovo canale dei Petroli è rinviato. Colpo di scena ieri mattina a palazzo Linetti. Il presidente della commissione, l’ingegnere Maurizio De Gennaro, ha deciso di rinviare gli atti all’Autorità portuale, che aveva presentato il progetto di scavo del canale e dei nuovi marginamenti con palancole e scogliere. Per sapere se la stessa commissione «sia competente nel valutare progetti di scavo». Seduta rinviata al 6 novembre.

Procedura irrituale, visto che la seduta era stata convocata proprio per decidere. Non è la prima volta del resto che la Salvaguardia è chiamata a pronunciarsi sui progetti di scavo, e anche di stoccaggio dei fanghi. Ma l’opinione del Porto, che ha esibito un parere ottenuto in pochi giorni dall’Avvocatura veneziana, è che la Salvaguardia non abbia competenza sui dragaggi. «Ma non si tratta solo di scavo in area portuale», ha obiettato un commissario, «ma di interventi in area lagunare. Compresa la realizzazione del nuovo terrapieno, che dovrebbe contenere i fanghi scavati, davanti alla cassa di colmata B. Rinforzato con le scogliere di sassi e un chilometro e mezzo di palancole infisse.

Polemica soltanto rinviata. Perché le associazioni ambientaliste che avevano contestato il progetto (Italia Nostra, Ecoistituto, Lipu e Venezia Cambia), hanno raccolto del nuovo materiale e chiesto l’intervento dei ministri per l’Ambiente Sergio Costa, delle Infrastrutture Danilo Toninelli e dei Beni culturali e paesaggio Alberto Bonisoli. «Sono materiali vietati dalla legge in laguna», insistono, «e la Soprintendenza non ha mai dato parere favorevole, a differenza di quanto affermato in questa sede e nel documenti dall’Autorità portuale». Il progetto firmato da Daniele Rinaldo era già stato fermato nel novembre del 2013, pochi mesi prima dello scandalo Mose, perché mancante di Valutazione di Impatto ambientale. Adesso viene ripreso. Per ragioni di «sicurezza della navigazione», sostiene il Porto. «Come richiesto nell’agosto scorso dall’Autorità marittima».

Gli ambientalisti sottolineano il fatto che nel progetto è previsto l’allargamento della sezione del canale oltre che lo scavo. E che in laguna sorgerebbero grandi distese di massi a protezione della nuova cassa che dovrebbe contenere i fanghi. Un chilometro e trecento metri di canale sarebbero «rinforzati» con le palancole. Usate in laguna solo per i lavori o infisse per i marginamenti dei terreni inquinati di Marghera. Mai per costruire nuove sponde di ferro e cemento.

«Chiaro che si vuole intervenire per garantire il passaggio delle grandi navi e delle navi commerciali in quel canale», scrivono le associazioni. Il sindaco Luigi Brugnaro e il presidente dell’Autorità portuale Pino Musolino difendono il progetto. «Dobbiamo garantire l’accessibilità al Porto. Stare fermi sarebbe antistorico». Il naturalista Lorenzo Bonometto critica le affermazioni di Musolino. «Ha scritto che ricostruzioni fornite da soggetti terzi sono da ritenersi prive di fondamento. Sorprende la tracotanza degli argomenti con cui si vuole sostenere il monopolio assoluto. Un monopolio che ha riesumato i progetti e i protagonisti di prima della stagione degli scandali». —



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