Tratta di esseri umani, piaga in aumento

Convegno a Palazzo Cavalli Franchetti. L’assessore Venturini: «Potenzieremo i servizi di tutela»

MESTRE . Sono quasi 500 le donne che ogni notte si prostituiscono in strada in Veneto, ma il dato è solo la punta dell’iceberg. Numeri emersi al convegno sulla tratta di esseri umani, a Palazzo Cavalli Franchetti e promosso dal Comune per conto delle Pari Opportunità, in collaborazione con l’Ocse e il Centro di Ateneo per i Diritti Umani Antonio Papisca. A Venezia le prostitute sono una cinquantina, con un picco a Mestre in via Piave che passa da una media di 8 di tre anni fa a 15 attuali. Marghera invece cala (sotto i 30 ora, 40 gli anni scorsi) e così il Terraglio (circa 5 fino a Mogliano). Venezia è capofila nella gestione del Numero Verde 800290290 (4000 chiamate nel 2017) e pronta a scrivere il nuovo piano nazionale antitratta 2019-2021. Le uscite degli operatori sono in media 51 di notte, in leggero calo rispetto agli anni passati. «Il servizio è tra i migliori. A breve arriverà anche il nuovo pulmino, acquistato per gli operatori di strada» ha detto ieri l’assessore alla Coesione sociale Simone Venturini, «Abbiamo sottoscritto mercoledì una dichiarazione congiunta con l’Ocse per potenziare i servizi di tutela delle vittime di tratta».

Nel 2017 i 21 progetti attivi in Italia hanno preso in carico 1774 persone vittime di tratta di cui 200 minori. Il numero si riferisce alle persone agganciate da forze dell’ordine e servizi, ma sarebbero molto più alti. Lo sfruttamento non è solo quello in strada (993) o lavorativo (170), ma riguarda anche i matrimoni forzati e l’accattonaggio. Le donne, attirate con l’inganno, sono infatti l’ultimo anello di un tragico traffico esseri umani, spesso scelti tra chi non ha istruzione e vive già ai margini nel proprio Paese. Il fenomeno vede le donne nigeriane al primo posto per sfruttamento, seguite dalla Romania e dal Marocco. Due le novità: Vittorio Rizzi, già capo della mobile a Venezia e ora nella direzione centrale anticrimine, ha raccontato l’impegno delle forze dell’ordine nei Paesi d’origine, in particolare in Libia, dove abbiamo l’unica ambasciata aperta e la presenza di un ufficiale di polizia giudiziaria e in Nigeria. Da poco l’Italia è riuscita, dopo molti tentativi, a trovare un accordo per lasciare che due magistrati nigeriani lavorino con quelli italiani. Il 9 marzo, inoltre, il capo spirituale nigeriano, Ewuare II, ha posto a tutti i religiosi locali il divieto del giuramento «juju», un patto che vincola le donne ai capi delle comunità e le costringe a dover pagare una grande somma, pena la maledizione sulle famiglie. Si attende di vedere ora le conseguenze della dichiarazione. Ieri si è parlato anche di sfruttamento lavorativo: in Veneto aumenta il lavoro irregolare (da 5796 nel 2016 a quasi 7000 nel 2017) e diminuisce quello in nero (da 2350 a 20150), ma all’interno del nero aumenta quello di persone sfruttate senza documenti.

Vera Mantengoli

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