«Abbiamo perso chi vive ai margini e non ha un lavoro»

Poco spazio ai brindisi per l’agguantata elezione. Nicola Pellicani, neo eletto deputato del Partito Democratico, chiama a raccolta sostenitori e amici all’Officina del Gusto per suonare la sveglia generale. «Dopo una campagna elettorale breve, faticosa e condotta con pochi mezzi dobbiamo superare il senso di smarrimento per la sconfitta e avviare una riflessone franca e approfondita per ripartire subito», spiega a tutti, chiedendo di uscire presto dall’autocoscienza per tornare all’azione politica.
«Senso di responsabilità e consapevolezza ci servono per ripartire con una fase costituente, prendendoci tutti la responsabilità della sconfitta che non è solo del segretario», è il suo invito. Pellicani, parte come consuetudine, dai dati che mostra a sostenitori e simpatizzanti Pd veneziani per analizzare la sconfitta e capire da dove ripartire. I dati li porta Giovanni Diamanti, giovane co-fondatore di Quorum/Youtrend. Mappe e flussi di voto nazionali e veneti aiutano a riflettere. In particolare il flusso dei voti ai partiti per categorie lavorative, sono una novità a cui guardare attentamente in Veneto: il Pd fa presa sul 20 per cento di studenti e sul 17 per cento di pensionati ma non convince lavoratori dipendenti privati (8,10 per cento), le casalinghe (8,3 per cento) e i disoccupati (7,3 per cento). Gli elettori si concentrano, oltre a studenti e pensionati, su lavoratori autonomi e imprenditori (17 per cento), dipendenti del settore pubblico (13 per cento, ma il dato segna un evidente calo). Chi ha vinto le politiche del 4 marzo, Lega Nord e Movimento cinque stelle, ha avuto performance assolutamente diverse. «Abbiamo retto nel centro storico di Venezia ma abbiamo perso nelle periferie della città», ricorda Pellicani e Diamanti conferma che nei centri storici, là dove resiste la borghesia medio alta, dice, il Pd tiene. Succede a Roma, Milano, Torino e nell’isola “rossa” del centro storico veneziano. Ma il Pd perde là dove la gente, per dirla con le parole di Pellicani, «non se la sfanga bene fino alla fine del mese. Di fronte a questioni come la flessibilità del lavoro e la precarietà senza efficaci sistemi di diritti significa che non abbiamo lavorato abbastanza». Sud Italia a trazione cinque stelle e Lega Nord che diventa oramai un partito nazionale, capace di prendere voti fino in Calabria. La Lega di Salvini conquista il 18 per cento di imprenditori e autonomi; il 19,8 per cento di lavoratori pubblici e quasi il 25% di lavoratori privati. Ma vince perché fa presa sul 40% di disoccupati e sul 30 per cento di casalinghe. Il Movimento cinque stelle convince il 25 per cento di lavoratori dipendenti e pubblici, il 14,4 per cento delle casalinghe ma solo il 9,9 per cento degli studenti e appena il 10,5 per cento di pensionati. Guardando più a sinistra, Liberi e Uguali di Grasso ha performance decisamente basse: conquista l’11 per cento dei dipendenti pubblici ma solo lo 0,5 per cento delle casalinghe e lo 0,7 per cento dei disoccupati. Il popolo dell’astensione dal voto ha fatto presa, in maniera trasversale, in Veneto nel 33,3 per cento dei pensionati, nel 20,3 per cento degli studenti, nel 27 per cento di dipendenti pubblici e nel 25% di imprenditori e lavoratori autonomi.
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