«Il blind trust di Brugnaro non è cieco»

MESTRE. Per non incorrere in conflitti di interesse, il sindaco Luigi Brugnaro ha affidato le società di proprietà allo Studio Withers dell’avvocato statunitense, Ivan A. Sacks. Ma per un esperto in materia, come l’avvocato Manfredi Burgio «risulta difficile sostenere che il suo trust sia effettivamente cieco» come vorrebbe la letterale traduzione del termine “blind trust”.
L’avvocato Manfredi Burgio, esperto in diritto societario, commerciale, contrattuale e internazionale, svolge la sua professione tra Firenze e Milano e insegna come docente all’Università di Firenze. Di Venezia dice di avere un «bellissimo ricordo» della sua immaginaria difesa di Shylock, il noto e controverso personaggio del “Mercante di Venezia” di Shakespeare, nel processo simulato che si è tenuto nel luglio 2016 alla Scuola Grande di San Rocco con una giuria presieduta da Ruth Bader Ginsburg, giudice della Corte Suprema degli Usa, e un giurato come l’ambasciatore statunitense in Italia, John Philips.

Dal punto di vista giuridico cosa è il “blind trust”?
«Il trust trova origine nel diritto anglosassone e si può configurare in vari modi. In Italia non vi sono leggi che regolino questo istituto, c’è però una grande produzione giurisprudenziale in materia. Elemento essenziale in un trust è il trasferimento della proprietà dei beni del disponente al “trust”. Come dice la parola, il blind trust prevede che il disponente non sia informato sull’evoluzione del patrimonio costituito in trust, così da scongiurare il possibile conflitto di interessi. Proprio per questo, nel blind trust manca l’obbligo di rendiconto al soggetto disponente della gestione a carico del trustee».
La “Lb Holding spa”, affidata al trustee, raggruppa le società e i beni del sindaco-imprenditore Luigi Brugnaro e risulta amministrata dagli stessi uomini di fiducia che amministrano, da tempo, le più importante società che fanno capo al gruppo Umana da lui fondato. Si può, dunque, affermare che il trust di Brugnaro sia davvero cieco?
«Non mi risulta che siano stati resi noti gli atti costitutivi del trust. Leggendo il comunicato dello Studio Withers si nota che questo trust ha come scopo l’esclusione del sindaco di Venezia dalla titolarità e dal controllo delle proprie attività economiche. Ma questo è lo scopo, in genere, di tutti i trust, anche nell’ottica del passaggio generazionale e della continuità di gestione del gruppo Umana.
Il comunicato afferma che lo scopo del trust è di limitare, ma non di impedire, l’accesso del sindaco alle informazioni sulla gestione dei suoi beni. Stando così le cose, non credo si possa riconoscere la qualifica di “cieco” al trust in esame, né che risponda o meno alle finalità dei blind trusts “all’americana”».
Il fatto è che da quando Brugnaro ha annunciato il blind trust di fatto continua a darsi da fare a favore delle sue aziende, come dimostra l’ordine del giorno votato a maggioranza in consiglio comunale sul futuro urbanistico dell’area dei Pili di sua proprietà. E poi c’è il recente viaggio a Tokyo per fare pubblicità alla carne chianina della San Giobbe. Senza parlare della Reyer che ha conquistato lo scranno del sindaco.
«Se il sindaco tiene comportamenti e rende dichiarazioni che dimostrano uno specifico suo interesse nei confronti di aziende e delle attività già di sua appartenenza, come la squadra di basket Reyer, l’area dei Pili, l’azienda agricola San Giobbe e soprattutto la inequivocabile sua conoscenza di tali investimenti, risulta difficile sostenere che il suo trust sia cieco, ovvero lo metta nelle condizioni di essere completamente tagliato fuori dalla gestione delle sue numerose aziende».

Ma allora, quale sarebbe la soluzione giusta per garantire ai cittadini che un imprenditore diventato sindaco non entri in conflitto di interesse?
«Ogni soluzione per evitare il conflitto di interessi di chi riveste cariche pubbliche muove inevitabilmente dal rispetto delle norme etiche e dal principio di autoresponsabilità. In termini generali si può sostenere che è inutile montare sofisticate strutture societarie con lo scopo dichiarato di celare informazioni, come quella in esame, se poi le informazioni vengono comunque passate. In tal caso si potrebbe dire che lo strumento adottato dal sindaco di Venezia è inadeguato rispetto ai fini che si intendono perseguire».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








