«Comune in ritardo per volontà politica»

«A Milano il giorno stesso in cui è stata approvata la legge è stato anche aperto lo aperto sportello dell’anagrafe centrale dove si possono depositare i testamenti, è solo questione di volontà politica». Marco Cappato, esponente dei radicali e dell’associazione Luca Coscioni, nonché promotore del Congresso mondiale per la libertà di ricerca e della campagna Eutanasia legale ieri pomeriggio era alla Feltrinelli, per presentare il suo libro “Credere disobbedire, combattere”. Venezia, a differenza di Milano, non consente ancora ai cittadini di depositare il Testamento biologico. Cappato è chiaro: «Se il Comune non si è ancora organizzato, è conseguenza di una scarsa volontà, la legge non arriva a sorpresa, è stata approvata a dicembre, si tratta solo di prendere accorgimenti minimi, che sono quelli di spiegare al personale comunale cosa deve fare, autenticare i testamenti consegnati dai residenti e conservarli se il cittadino lo chiede, basta volerlo fare». Alla Feltrinelli anche la compagna di Loris Bertocco, che sta portando avanti con Cappato la raccolta firme sulla legge di iniziativa popolare relativa alla legalizzazione dell’eutanasia presentata in Parlamento da anni e mai discussa. L’obiettivo è quello di fare in modo che la legge sia finalmente posta all’attenzione del futuro Parlamento. Cappato lancia un forte appello al governatore Zaia: «È fondamentale, e mi rivolgo a Zaia, che venga inserito il Testamento biologico nella tessera sanitaria: chiediamo al presidente della Regione di prendere un provvedimento urgente per consentire che le disposizioni di trattamento siano inserite nella tessera sanitaria. Se vai di notte al Pronto soccorso gli uffici comunali non svegliano i dipendenti, ma se il testamento è inserito nella tessera sanitaria, a quel punto lo hai con te». Aggiunge: «Questo sarebbe lo strumento più efficace per avere il rispetto delle proprie volontà». A presentare Cappato Franco Fois (referente locale dell’associazione Luca Coscioni). Tra i messaggi del libro, ce n’è uno più volte ripetuto: «Quando le leggi producono crimine e alimentano la mafia, come le leggi proibizioniste, è giusto disobbedire».
Un passaggio sulla chiusura del Cannabis store appena sbarcato a Venezia: «Si possono fare cose molto stupide per passione, questa è una di quelle, accanirsi contro un negozio che non fa nulla di illegale per dare un messaggio ideologico, non è un modo di affrontare un problema molto importante». Senza dimenticare - fa notare - che ha aperto ovunque tranne che a Venezia. «La giungla dei regolamenti nel nostro Paese concede ai potenti l’arbitrio di fare ciò che vogliono, penso e spero che i cittadini di Venezia si ribellino, innanzitutto quelli che non hanno mai sfiorato una canna. Qui c’è di mezzo la libertà di espressione e i diritti fondamentali di tutti i cittadini, non solo di chi è interessato alla Cannabbis».
Marta Artico
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