Tragedia in laguna a Venezia, morto un ragazzo di 18 anni

Fabio Gasparini lavorava per il corriere Dhl: il suo corpo galleggiava davanti a Sacca Sessola, mentre la barca andava da sola
Il giovanissimo Fabio Gasparini, da una foto del suo profilo Facebook
Il giovanissimo Fabio Gasparini, da una foto del suo profilo Facebook

VENEZIA. Il corpo venerdì pomeriggio è stato visto galleggiare dal pilota di un vaporetto, era accanto all’imbarcazione che stava andando alla deriva in canale Fasiol a Sacca Sessola. Il giovane era immobile. Pochi dubbi che fosse già morto. Scattato l’allarme sul posto i soccoritori hanno recuperato il corpo.

La barca della tragedia recuperata dai vigilid el fuoco
La barca della tragedia recuperata dai vigilid el fuoco

L'incidente

Si tratta di un ragazzo che trasportava, con una patana, pacchi per il corriere Dhl. Poi l’identificazione. Si tratta di Fabio Gasparini, 18 anni compiuti a ottobre, da una settimana era stato assunto alla Dhl come trasportatore. E per lui fare proprio il trasportatore era il coronamento di un sogno: lavorare con le barche in laguna.

Fabio Gasparini in barca
Fabio Gasparini in barca

Sull’accaduto indaga il sostituto procuratore Stefano Buccini. L’incidente. L’incidente è avvenuto intorno alle 15.30. O almeno a quell’ora il pilota di un vaporetto nota una patana che va alla deriva. Si avvicina e a quel punto lui e il marinaio si accorgono che accanto all’imbarcazione c’è pure il corpo di un giovane riverso con la faccia in acqua. Indossa la tuta del corriere Dhl. Chiamano i soccorsi avvisano 118, vigili del fuoco e forze dell’ordine. Quando sul posto arrivano i soccorsi si capisce subito che per il ragazzo non c’è nulla da fare. I vigili del fuoco riescono a recuperare il corpo privo di vita. Poco dopo si riesce a identificare quel giovane. Si tratta di Fabio Gasparini, 18 anni, compiuti da poco più di un mese.

Viveva con la famiglia a Sant’Elena, qui erano arrivati da San Giuseppe di Castello. Dinamica poco chiara. Da una prima analisi l’imbarcazione non ha segni di ammaccature. Quindi si esclude il possibile coinvolgimento di altre barche o l’impatto con bricole alla deriva nel canale. Anche sul corpo del ragazzo non ci sono segni di colpi. Comunque il pm ha disposto il sopralluogo cadaverico per vedere se sul corpo ci sono tracce di contusioni. Solo dopo questa ispezione il sostituto procuratore Stefano Buccini deciderà se far svolgere l’autopsia. Esame che sicuramente sarà disposto.

Una bella foto di Fabio Gasparini: 18 anni e un grande amore per la barca
Una bella foto di Fabio Gasparini: 18 anni e un grande amore per la barca

Le ipotesi

In questo momento gli inquirenti che si stanno occupando del caso ipotizzano due scenari: Fabio vittima di un malore è caduto in acqua ed è morto annegato; oppure un’onda anomala o una disattenzione, con il ragazzo che ha perso l’equilibrio ed è finito in canale dove, per lo choc termico dovuto all’acqua fredda, ha perso i sensi ed è annegato. Il ragazzo aveva scritto sulla sua pagina Facebook di lavorare per la Dhl dal 23 novembre. Faceva consegne per corriere ma era dipendente della Laguna Trasporti. Molti trasportatori quando hanno saputo della morte del ragazzo hanno iniziato a postare critiche sul fatto che in barca fosse solo. Soprattutto perché stava lavorando all’esterno del centro storico dove le condizioni sono sicuramente peggiori di quelle che s’incontrano tra i rii.

Chi era

Fabio Aveva la laguna negli occhi e nel cuore Fabio Gasparini, il giovane di appena diciott’anni i cui sogni si sono infranti ieri pomeriggio, inghiottiti dalle acque di quella laguna che tanto amava.  Nonostante la giovane età Fabio sapeva quello che voleva dalla vita: lavorare nella sua Venezia, con le imbarcazioni. Da pochissimo era stato assunto come apprendista dalla Dhl, per la quale operava a Venezia come stava facendo ieri, a bordo della patana gialla che era diventata la sua migliore amica. Un ragazzo che scoppiava di vita, radiante. Con la sorellina, il papà Marco portiere d’albergo e la mamma Tatiana, si era trasferito da San Giuseppe di Castello a Sant’Elena.

Gli amici

Aveva una compagnia di amici fissa, con la quale usciva i fine settimana. «Stavamo sempre insieme quando non era al lavoro», racconta Giada, «da due anni a questa parte ci eravamo molto affezionati a lui. Era bravo sui banchi, bravo al lavoro, era fatto così, si impegnava su tutto, sin da piccolo». Prosegue: «Desiderava con tutto se stesso lavorare a Venezia, con le barche: il suo sogno lo aveva raggiunto quando era stato preso alla Dhl ed era felicissimo perché voleva lavorare in barca. Si era da poco comperato un cofano nuovo, un MT, ci siamo divertiti tutta l’estate». Ricorda: «Ci andava in giro ogni giorno, appena aveva un momento libero saliva in barca». Sant’Erasmo, Certosa, Vignole, in estate il bacan. «Da quando era stato assunto», spiega, «era al settimo cielo, andava al lavoro con il sorriso». «Era praticissimo, stava meglio in barca che a piedi, non conosceva le calli di Venezia, ma era una mappa geografica dei rii. Era davvero bravissimo».

Primo della classe

A diciott'anni aveva trovato un lavoro, sui banchi di scuola eccelleva tanto che qualcuno lo ricorda come “il più bravo della classe”. In estate si era diplomato al Giorgio Cini - Istruzione e Formazione Professionale Operatore delle imbarcazioni da diporto - non un istituto qualunque. «Non è da tutti uscire da qui a 18 anni», racconta il dirigente Vittore Pecchini, «molti arrivano con le idee poco chiare, proprio perché è un corso in cui ci si prepara per saper aggiustare gondole, caorline, produce una competenza molto tradizionale, veneziana, non è da tutti. Lui era davvero bravissimo se non il più bravo».

La scuola affranta

«Siamo senza parole, chiaro che gli incidenti accadono dappertutto, ma sono ragazzi preparati per vivere e lavorare qui, sull’acqua, lui era felicissimo di essere arrivato a fare la professione che aveva scelto da ragazzino» aggiunge il dirigente, «questi giovani non devono finire così. Contatteremo la famiglia il prima possibile, la scuola gli starà vicino per condividere il dolore». Senza parole il coordinatore del Cini, Fabrizio Fiori: «Era solare, aveva tanta voglia di fare, si impegnava moltissimo, mi sono venuti i brividi». «Sono provata», racconta la vicepreside Giovanna Diana, «era un ragazzo eccellente, in estate aveva fatto domanda per sostenere gli esami integrativi e proseguire al Venier, mi aveva contattato il padre, che poi mi aveva detto che non avrebbe più continuato». «Magari», sospira, «avesse continuato a studiare». Forse il suo destino sarebbe stato diverso.

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