Quintali di droga per Chioggia in 37 vanno verso il processo

La pubblico ministero ha chiuso le indagini sull’operazione “Apocalisse” della Guardia di Finanza Tra gli indagati ci sono Armando Boscolo Meneguolo e l’avvocato mestrino Giacomo Gamba
CHIOGGIA. Fiumi di droga che arrivavano dai Balcani - eroina e marijuana - dal Marocco e dalla Spagna - cocaina e hashish - per poi essere venduti in Italia, con Chioggia e Milano come centrali dello spaccio. Un traffico stroncato nel maggio dello scorso anno con l’operazione “Apocalisse” della Guardia di Finanza. La pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia Lucia D’Alessandro, titolare del fascicolo, ha chiuso le indagini e nelle scorse ore ha fatto notificare l’avviso di chiusura delle indagini a 37 persone. Si tratta dell’atto che normalmente precede la richiesta di rinvio a giudizio da parte del rappresentante della Procura. Le persone sottoposte ad indagine nei prossimi venti giorni potranno presentare memorie, produrre documenti, depositare indagini difensive o chiedere di essere sottoposte a interrogatorio per chiarire la propria posizione.


I numeri di “Apocalisse” bastano per capire la portata dell’operazione: quasi mezza tonnellata di droga sequestrata in tre anni di indagini e cinquanta persone finite in un primo tempo nel mirino della Dda di Venezia che ha coordinato le indagini.


Alla maggior parte degli indagati a cui è stato notificato l’avviso di chiusura delle indagini viene contestata l’associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. Stando a quanto ricostruito dalla Procura lagunare, Armando Boscolo Meneguolo, Giuliano Boscolo Meneguolo e Giovanni Deuscit rivestivano i ruoli di «promotori, organizzatori, finanziatori e capi dell’associazione» ed erano impegnati sia sul fronte dell’approvigionamento delle sostanze stupefacenti (hashish, marijuana e cocaina), anche importandola dall’estero, sia sul fronte della gestione del gruppo, dai mezzi di trasporto per la droga ai luoghi dove nasconderla, dai rapporti con i clienti ai metodi per comunicare senza essere scoperti. Alì Ben Mohammed Ahmed, Luca Zennaro e Lorenzo Dei Meneghetti, secondo la Procura, «si adoperavano per la costituzione del vincolo associativo» favorendo l’incontro fra i capi, procurando clienti, lavorando anche come staffettisti. Gli altri si preoccupavano ciascuno di un aspetto necessario per far funzionare l’organizzazione. Curioso il caso di Lorenzo Dei Meneghetti (avvocato Mauro Serpico) a cui la pm D’Alessandro contesta il reato associativo e dieci episodi di spaccio, nonostante l’annullamento a suo tempo dell’ordinanza cautelare da parte del tribunale del Riesame e nonostante l’indagato fosse allora latitante.


Nell’elenco delle persone a cui è stato notificato l’avviso di chiusura delle indagini c’è anche l’avvocato mestrino Giacomo Gamba, accusato di favoreggiamento personale «per aver aiutato alcuni compartecipi all’associazione per delinquere ad eludere le investigazioni dell’autorità giudiziaria ed a sottrarsi alle ricerche della Guardia di Finanza, senza concorrere nel reato di associazione per delinquere».


Nelle prossime settimane dovrebbe arrivare per gli indagati la richiesta di rinvio a giudizio.


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