Coppia uccisa dal monossido. Nel 2009 lei tentò di uccidere il convivente

Dietro il dramma maturato nella notte tra sabato e domenica a Pieve di Cadore c'è un retroscena veneziano. Elena Bortoluzzi, 52 anni, nell'agosto di sette anni fa accoltellò a Caorle il compagno Giovanni Tabacchi. Venne condannata a un anno e mezzo
L'incendio di sabato sera e i coltelli con cui la donna cercò di uccidere il consorte
L'incendio di sabato sera e i coltelli con cui la donna cercò di uccidere il consorte

CAORLE. Uccisi dalle micidiali esalazioni di monossido di carbonio che avevano saturato l’abitazione. Quando sono giunti sul posto il personale del 118 e i vigili del fuoco, non c’era ormai più nulla da fare per il 75enne Giovanni Tabacchi e la sua convivente, Elena Bortoluzzi di 52 anni, deceduti nell’incendio che nella notte tra sabato 30 aprile e domenica 1 maggio ha devastato l'interno di un’abitazione nella frazione di Sottocastello, a Pieve di Cadore. Nulla da fare anche per il cane che viveva con i due. Ancora da accertare l’origine delle fiamme (i pompieri non escludono al momento alcuna ipotesi), che si sarebbero comunque sviluppate inizialmente nel salotto al primo piano di un caseggiato che ospita cinque appartamenti in via della Chiesa 4.

Tabacchi, ferroviere in pensione, era stato visto per l’ultima volta intorno alle 22 al bar Tiziano, in centro a Pieve di Cadore, dove lavora la figlia e del quale l’uomo era cliente affezionato. Poco più di un’ora più tardi, verso le 23.30, l’allarme lanciato dai vicini di casa, che avevano notato le fiamme e il denso fumo fuoriuscire dall’abitazione dove viveva la coppia.

Tenta di uccidere il compagno
I coltelli sequestrati dopo l'aggressione

Elena Bortoluzzi, nell'agosto del 2009, aveva tentato di uccidere il compagno Tabacchi, originario di Pieve di Cadore, al culmine di una lite furibonda. La donna, all'epoca 46enne, aveva afferrato due grossi coltelli da cucina e aveva colpito più volte il convivente. Tabacchi, già gravemente ferito, era riuscito a scappare e a chiudersi in una stanza dell'appartamento dov'era avvenuta la brutale aggressione. La quarantaseienne era stata arrestata con l'accusa di tentato omicidio e portata su disposizione del pm Giovanni Zorzi al carcere della Giudecca.

Nel febbraio del 2010 era arrivata la sentenza per Elena Bortoluzzi: un anno e mezzo di reclusione. Il giudice veneziano Antonio Liguori l'aveva condannata per lesioni volontarie, dopo che lo stesso pubblico ministero Giovanni Zorzi aveva chiesto la derubricazione del grave reato di tentato omicidio, di cui inizialmente era accusata, in quello per cui poi è stata condannata.

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