Vetronaviglio, pagati gli stipendi arretrati

PIANIGA. Dopo le dimissioni di massa e la chiusura dell’azienda a Rivale, la Vetronaviglio salda gli stipendi in arretrato. «I lavoratori, dopo la chiusura dell’azienda la scorsa settimana», spiega...

PIANIGA. Dopo le dimissioni di massa e la chiusura dell’azienda a Rivale, la Vetronaviglio salda gli stipendi in arretrato. «I lavoratori, dopo la chiusura dell’azienda la scorsa settimana», spiega per la Filctem Cgil Michele Pettenò, «hanno evitato di firmare accordi tombali con la proprietà. Proprio per questo stiamo trattando per portare a casa tutte le spettanze di diritto. Ora la determinazione di quanto è dovuto ai lavoratori sarà calcolata dai nostri avvocati, se necessario».

Da venerdì scorso la Vetronaviglio ha chiuso per sempre i battenti. Per qualche giorno questa settimana lavoreranno solo due o tre persone per coordinare e fare l’inventario del trasferimento dei macchinari e delle merci nel deposito.

A casa si ritrovano 23 dipendenti, per i quali si aprono le strade degli ammortizzatori sociali. L’azienda, secondo il sindacato, punta ad aprire a Bareggio un capannone per piazzare i macchinari che servono per lo più a far funzionare la marchiatura di fabbrica su prodotti già finiti altrove. Da Bareggio, infatti, emerge come Vetronaviglio abbia già acquistato in passato un capannone vicino al depuratore del paese.

La decisione di chiudere a Rivale è arrivata ai primi di settembre, quando l’azienda che produce contenitori di plastica aveva annunciato di volersi trasferire. Da allora era scattato uno sciopero a oltranza. Vetronaviglio aveva risposto mettendo in ferie forzate una ventina di dipendenti e sostituendo chi aveva scioperato. Accusata di attività antisindacale, Vetronaviglio è stata condannata a fine 2015 dal giudice del tribunale del lavoro di Venezia. Ora l’epilogo. «È chiaro che quella del trasferimento a Bareggio», conclude Pettenò, «era solo una scusa per ridurre il personale. Nel Milanese saranno impiegate al massimo 4-5 persone». (a.ab.)

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia