Operai sfruttati, chiesti dieci anni di carcere

Per il pubblico ministero i titolari di due ditte che lavorano in sub appalto alla Fincantieri di Marghera vanno condannati a cinque anni di reclusione ciascuno. Questa la pesante richiesta del pubblico ministero al giudice monocratico di Venezia Savina Caruso, che ha poi rinviato l’udienza all’11 maggio, giorno in cui leggerà la sentenza. Decisione che arriverà a oltre sette anni dalle indagini svolte dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria. Sul banco degli imputati i bengalesi Osman Hossain e Islam Hazari, titolari assieme a due imprenditori italiani di altrettante ditte, la Eurotecnica e la Rock, che lavoravano in subappalto all'interno della Fincantieri di Marghera (i due italiani, Giuseppe Ruggi di Mira e Daniele Cassarino di Fiesso hanno già patteggiato una pena di due anni e quattro mesi di reclusione ciascuno e sono usciti dal processo). I due devono rispondere di estorsione.
Orari massacranti (mai meno di 12 ore), paga di mille euro, metà in nero, e il ricatto di un foglio firmato in bianco all'assunzione: se qualcuno protestava quel foglio bianco diventava le dimissioni. Naturalmente gli operai erano tutti stranieri, per la maggior parte del Bangladesh.
I dipendenti delle due ditte in realtà erano un'ottantina e tutti trattati nello stesso modo, ma soltanto sette hanno avuto il coraggio di denunciare i loro datori di lavoro, naturalmente perdendolo. L'indagine è partita proprio grazie all'iniziativa dello Slai Cobas di Paolo Dorigo che ha testimoniato nel processo e che aveva raccolto le testimonianze di alcuni operai e le ha inviate all'autorità giudiziaria; poi sono stati i carabinieri della Procura a compiere accertamenti, interrogatori e perquisizioni.
Davanti al giudice dell’udienza preliminare avevano testimoniato, tra gli altri, la dirigente dell'Ispettorato del lavoro Franca Cosu e il segretario della Fiom-Cgil Luca Trevisan. La prima, sulla base dei controlli dei carabinieri, aveva compiuto nelle ditte e alla Fincantieri i controlli amministrativi e in udienza ha sollevato il velo sulle pesantissime condizioni di lavoro nel grande cantiere navale di Marghera, parlando di sistema diffuso e di accordi illeciti per i pagamenti, dei quali Fincantieri non poteva non sapere dal momento che «è vero che lavorano ditte in subappalto, ma è anche vero che lavorano in casa Fincantieri». Tanto che anche la stessa società è stata chiamata dall'Ispettorato - dopo i controlli - a pagare i contributi non versati, in solido con le imprese degli indagati. (g.c.)
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