Le lacrime di tremila persone per Davide, Riccardo e Andrea

TORRE DI MOSTO. «Oggi la nostra comunità si ritrova più povera per la scomparsa di questi tre amici. Perché i giovani sono la speranza di ogni comunità». Una folla enorme, quasi tremila persone. Tantissimi giovani arrivati da tutto il Basso Piave. Le lettere e le foto degli amici, i labari delle associazioni del territorio, le corone di fiori bianchi e decine di palloncini azzurri, a forma di cuore, liberati in cielo al termine della funzione. Istantanee dal giorno più lungo della storia di Torre di Mosto. Ieri il paese ha dato l’ultimo saluto a Davide Antoniazzi, Riccardo Rado e Andrea Pagotto, i tre giovani rispettivamente di 21, 24 e 31 anni che hanno perso la vita nella notte tra venerdì e sabato scorso, dopo essere finiti con l’auto su cui viaggiavano dentro un canale, in località Sette Sorelle di San Stino.
La chiesa di San Martino Vescovo, com’era prevedibile, si è rivelata troppo piccola per accogliere la gran folla accorsa per l’addio ai tre giovani. Chiesa gremita già un’ora prima dell’inizio della funzione, che in tantissimi hanno poi seguito sul sagrato e sul piazzale al di là della strada. I tre feretri, seguiti dai familiari più stretti, sono stati accolti al loro arrivo dal sindaco Giannino Geretto, con la fascia tricolore e il gonfalone del Comune. Il parroco don Gabriele Secco ha asperso le bare con il segno dell’acqua battesimale.
Poi i tre feretri sono stati adagiati davanti all’altare, con ai piedi una lampada a ricordare la resurrezione di Cristo. In apertura di cerimonia, sono stati letti alcuni messaggi, inviati dall’ex parroco don Adriano Bazzo e da padre Francesco, l’insegnante di religione di Davide Antoniazzi alla scuola Cornaro. Una lettera è arrivata anche dal vescovo, monsignor Corrado Pizziolo. «In questo momento», ha scritto il vescovo, «mi rendo presente spiritualmente a tutti voi, invocando la pace del Paradiso per i nostri fratelli morti in maniera così tragica, consolazione e conforto per tutti i loro familiari».
In un passo don Gabriele ha ricordato il dolore che unisce due tragedie di questi giorni: quella di San Stino e quella del bus degli studenti in Erasmus avvenuta in Spagna. «La fede ci ricorda che quest’esperienza ci accomuna a tanti altri dolori, anche in terre meno vicine. Anche nella Spagna dove altri giovani hanno perso la vita in situazioni simili. A tutto questo dolore», ha assicurato don Gabriele, «sappiamo che Dio non è indifferente, si pone sempre accanto a chi soffre». «Oggi la nostra comunità si trova più povera», ha aggiunto il parroco nell’omelia, «più poveri si sentono i loro amici, ma soprattutto immensamente più povere si sentono le famiglie di questi tre ragazzi».
Don Gabriele ha ricordato i tanti interrogativi che costellano questi giorni. Ma anche la forza della fede. «Chi crede in Dio, anche se muore, vivrà. Certo, non torneranno più ad aprire la porta di casa. Ma Gesù ci assicura che la loro vita adesso vive dell’abbraccio di Dio». Ed allora, in questa tragedia, Andrea, Davide e Riccardo sembrano lanciare un ultimo messaggio ai loro amici. «Se potessero parlare», ha concluso don Gabriele, «ci direbbero questo: prendete a cuore la vita di tutti quanti. È la gioia di una comunità».
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