Tangenti Mose, il pm chiede 3 anni di condanna per l'ex braccio destro di Tremonti, Marco Milanese

VENEZIA. Tre anni e mezzo di carcere per Marco Milanese, ex consigliere politico ed ex deputato Pdl sono stati chiesti dal pm di Milano Roberto Pellicano al processo sul caso Mose, in corso davanti al Tribunale di milano.
Il pm, rivolgendosi ai giudici della quarta sezione penale del Tribunale, ha chiesto in subordine, una condanna a due anni e mezzo di carcere, qualora il collegio dovesse, in linea con la Cassazione, derubricare il reato contestato a Milanese da corruzione a traffico di influenze.

Nella sua requisitoria il rappresentante della pubblica accusa, valorizzando gli interrogatori di Giovanni Mazzacurati, presidente del Consorzio Venezia Nuova e Piergiorgio Baita, ex numero uno della Mantovani (già imputati a Venezia), ha spiegato che Milanese fu "compratò con 500 mila euro affinché il Cvn avesse «un uomo» per introdurre «al ministero» le necessità del Consorzio e le facesse valere".
A Mazzacurati non interessava tanto l'esito della delibera del Cipe ma «avere qualcuno all'interno dell'istituzione pubblica».
La ricostruzione della tangente. Secondo l’accusa, che ha chiesto la condanna a tre anni e e mezzo per l’imputato, l’ex parlamentare avrebbe ricevuto negli uffici di Milano di Palladio Finanziaria 500 mila euro da Mazzacurati in cambio del suo intervento per introdurre, quando Tremonti era ministro, «una norma ad hoc per salvare il finanziamento di 400 milioni» per il Mose, che altrimenti il Cipe avrebbe destinato ad altre opere al Sud.

A dimostrare la colpevolezza di Milanese, stando alla ricostruzione del pm, sarebbero le dichiarazioni rese agli inquirenti dallo stesso Mazzacurati e da Piergiorgio Baita, l’ex presidente della società Mantovani, leader del Consorzio. Dai verbali dei loro interrogatori , evocati in aula dal pm, emergerebbe che il vertice del Consorzio avrebbe deciso di rivolgersi a Milanese dopo che Gianni Letta («in precedenza - dice il pm - fulcro e referente politico che, stando a baita, non ha mai voluto nulla ») disse di non essere in grado di sbloccare al Cipe 400 milioni per il Mose perchè il Ministero dell’Economia aveva deciso che dovevano essere destinati a opere nel sud Italia. Il vertice del Consorzio avrebbe allora deciso di rivolgersi a Roberto Meneguzzo della ’Palladio Finanziarià il quale sarebbe riuscito a far ottener a Mazzacurati un incontro con Tremonti che l’avrebbe poi indirizzato a Milanese.
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