L’appello della famiglia della bimba sorda: "Ridateci le pile del suo impianto cocleare"

VENEZIA. «Sul furto delle pile dell’impianto cocleare in classe a mia figlia stanno indagando i carabinieri. Siamo convinti però che non si tratti di bullismo ma di un furto o eventualmente di un atto vandalico. Chiediamo a chi eventualmente le trovasse di restituirci le batterie dell’impianto che costano centinaia di euro ciascuna». A parlare è la mamma della bimba di 10 anni, sorda dalla nascita, a cui per due volte nel giro di poche settimane, in classe, sono state rubate le batterie.
Il fatto sta facendo discutere mezzo paese dopo che su Facebook quello che è successo è stato reso di dominio pubblico dallo stesso papà della bambina con uno specifico post.
«Mio marito», spiega la mamma della bimba, «ha voluto fare quel post soprattutto per cercare di recuperare se possibile quelle costose batterie che sono state rubate. Non crediamo possa trattarsi di bullismo. La bambina è perfettamente inserita nel tessuto sociale della scuola e della classe ed episodi di bullismo non ne ha mai sofferti. Abbiamo denunciato quindi un furto. Se si fosse trattato di bullismo i carabinieri ci hanno spiegato che in quel caso avrebbero dovuti intervenire in ben altro modo». Cioè anche sentendo tutti i bimbi della classe.
La famiglia fa arrivare le batterie dell’impianto cocleare per la bimba direttamente dall’estero e sono specifiche per questo tipo di apparecchiatura. L’ impianto cocleare che utilizza la bambina a cui sono state sottratte le batterie per farlo funzionare è un orecchio artificiale elettronico in grado di ripristinare la percezione uditiva nelle persone con sordità profonda. È utilizzato quando gli apparecchi acustici non ottengono il risultato sperato, sono cioè tecnicamente insufficienti a garantire un’adeguata qualità uditiva alla persona che le porta. L’impianto è definito in medicina come “coclea artificiale” od “orecchio bionico” ed è uno strumento che si sostituisce alla coclea naturale inviando direttamente al nervo acustico linguaggio e rumori ambientali.
Proprio per la funzione di sostituzione della trasmissione dell'informazione sensoriale al sistema nervoso è considerata una neuroprotesi. Si comporta come una vera e propria coclea, che ha funzione di filtro acustico e di traduzione.
In questi giorni e su Facebook, dove il papà aveva fatto conoscere a tutti la vicenda, non sono mancati gli attestati di solidarietà alla famiglia. Della vicenda si è subito interessata la direzione didattica dell’istituto comprensivo frequentato dalla bambina che ha incontrato in questi giorni per ben tre volte i genitori della piccola e gli insegnanti per capire cosa sia successo.
La direzione ha ammesso che episodi di bullismo si sono verificati nel passato ma alle medie e non alle elementari. Anche il Comune in cui si è verificata la vicenda – per tutelare la bambina la Nuova non rende nota la località dove l’episodio è avvenuto – si è interessato e ha chiesto spiegazioni ai responsabili scolastici. La dirigente ha comunque definito l’episodio «molto grave».
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