Renzi venerdì a Venezia: Brugnaro vuole 19 milioni, ma dal governo per ora non un euro

VENEZIA. Venerdì 16 arriva a Venezia il premier Matteo Renzi: primo appuntamento alle 17 a San Giobbe per l'inaugurazione del nuovo campus universitario di Ca' Foscari. Alle 21, cena di gala a Palazzo Ducale in occasione del breve vertice sull’innalzamento dei mari inserito in agenda a Venezia, a margine degli eventi dell’Expo milanese. Quindi, notte al Danieli e ripartenza sabato mattina.
Ad attenderlo, anche la lunga lista di richieste del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro: subito 19 milioni di «arretrati» di Legge Speciale mai versati dal Governo e necessari per non tagliare i servizi e poi un «pacchetto» di possibili emendamenti alla Legge di Stabilità. E alcune proposte: dal riconoscimento di un ruolo centrale sul governo della laguna da parte del sindaco (come già chiedeva Giorgio Orsoni) a un’ipotesi di “zona franca” o di fiscalità di vantaggio, lasciando al Comune una quota dell’Iva (l’1 per cento) generata nelle transazioni compiute in Centro storico.
Renzi dovrebbe arrivare già nel pomeriggio, in tempo per inaugurare alle 17 a fianco del rettore Michele Bugliesi e dello stesso Brugnaro il nuovo Campus allargato della Facoltà di Economia di Ca’ Foscari, a San Giobbe. Venezia - come illustra il dossier che Brugnaro ha già presentato nei giorni scorsi ai parlamentari veneziani e poi già portato a Roma all’attenzione del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti - reclama innanzitutto 8 milioni e mezzo del 2010 di fondi di Legge Speciale deliberati dal Cipe (il Comitato per la programmazione economica) e mai erogati e altri 10 milioni e 600 mila euro circa, autorizzati dalla Legge di Stabilità per il 2015. Ma il Comune chiede anche una revisione della Legge Speciale con misure che possano intanto già essere inserite nella Legge di Stabilità - come emendamenti - in attesa di una riscrittura complessiva.
Tra di esse l’individuazione di modalità che possano consentire al Comune di percepire diritti e tasse legati alla gestione dei flussi turistici in arrivo a Venezia, estendendo l’ambito anche agli ingressi ferroviari. Quindi l’istituzione di aree a zona traffico limitato (Ztl) pedonale nella città storica, anche se questo richiederebbe un codice di circolazione pedonale (come c’è quello stradale) che allo stato non esiste. Chiesti anche interventi su Porto Marghera anche in relazione alle necessarie bonifiche dei terreni, chiedendo che l’area del Petrolchimico esca dalla perimetrazione di sito di interesse nazionale (Sin).
Il Comune stima in circa 40 milioni di euro l’anno la quota di fondi necessari alla manutenzione di una città «speciale» come Venezia - pronto a documentarne anche i maggiori costi - e chiede al Governo la garanzia di un flusso costante di fondi. Per ottenere il risultato, chiede un alleggerimento dei vincoli del Patto di Stabilità, escludendo da esso le somme legate alla Legge Speciale e gli interventi con esse realizzati. Dovrebbero essere detratte dal conteggio del vincolo del Patto anche le spese sostenute per la gestione della casa da gioco. C’è poi quella richiesta di «valorizzazione del patrimonio mobiliare attraversi la vendita e monetizzazione, di opere d’arte di natura pittorica che non pregiudicano l’integrità delle collezioni esistenti», che il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini ha già definito «una battuta», giudicandola inammissibile. Ma l’ultima parola su tutti i «desiderata» del Comune, spetterà ora a Renzi.(e.t.)
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