"Lo Schitto", la satira politica nell'era di Facebook

Falsi tweet, editoriali irriverenti, video doppiati: un gruppo di amici per un anno  ha preso in giro i politici e fatto controinformazione
La pagina Facebook del gruppo
La pagina Facebook del gruppo

VENEZIA «Brugnaro si comprerà tutte le isole della laguna e ci metterà gli extracomunitari a cucir magliette della Reyer», twittano i Colbacchi per Casson. «Se Casson diventa sindaco requisirà tutti i negozi per darli ai centri sociali», cinguetta a stretto giro #101cosebruttesuCasson. Par condicio di fake.

Pungente, sarcastica, informata, dispettosa, la redazione de "Lo Schitto" è il controcanto in satira a quest'infinita campagna elettorale: come il famoso piccione veneziano ben assestato sul lampione, prende la mira e centra questo o quel politico, amministratore o aspirante tale, eletto o trombato che sia. Inondando Facebook con le sue stilettate: si tratti dell'editoriale formato-vintage bianco-nero su carta digitale, delle catene di falsi tweet, della pagina de La Nuova ritoccata con i candidati trombati di Ca' Farsetta, taluni non votati neppure dai parenti stretti. Bacchettate a un certo modo di far politica, ma anche ad un certo modo di raccontarla dai giornalisti, più opinioni che fatti (dicono loro).

Dietro la tastiere: l'eco chef della Plip e blogger David Marchiori , l'esperto di open data e web marketing Luca Corsato, il giornalista Roberto Massaro, l'avvocato Alvise Biscontin, l'esperto di ingegneria informatica Alberto Barban e una rosa di amici che si trovano sulla chat di Messanger, si scambiano battute, commenti, foto, tra serietà e cazzeggio e sfornano "Lo Schitto" del giorno (224 numeri), la raffica di tweet-fake presi per veri, le copertine di Stop o Grandhotel con i pissi-pissi del gossip, i video doppiati.

La loro edicola-piazza è la pagina Facebook #melochiedelacittàsentirsisindacoavenezia 2 mila "Mi piace": compresi quelli dei politici che hanno benedetto quest'anno. «Diciamo che prima ridevano tutti e oggi qualcuno ride a denti stretti», chiosa David Marchiori, «abbiamo iniziato leggendo le cronache della retata Mose, quando davanti ai magistrati l'ex sindaco Orsoni ripeteva che gli era stato chiesto dalla città di fare il sindaco, quasi costretto. Raccontare il territorio in maniera sferzante è il nostro modo di reagire al logorio della vita moderna: speriamo che la gente legga, scopra mezze verità e ridendo ci pensi su».

Roberto Massaro, David Marchiori, Luca Corsaro tre degli autori de Lo Schitto
Roberto Massaro, David Marchiori, Luca Corsaro tre degli autori de Lo Schitto

Prima i 148 profili così surreali da essere veritieri degli aspiranti sindaco, poi gli irriverenti pamphlet. Il generatore di dichiarazioni di Cacciari fece il botto. «L'idea di base era il divertimento nostro e di chi ci leggeva, con un gusto per la caricatura», commenta Luca Corsato, l'anima "seria", «ma volevamo anche riformare il linguaggio della comunicazione politica, appiattita sulle opinioni. Ci pare che le risposte alle esigenze della città siano in generale di basso cabotaggio, che ci si concentri sul singolo episodio di degrado senza chiedersi come sia possibile che un negozio di finte maschere sopravviva tra centinaia uguali e altrove non accada. L'obiettivo è cercare di fare analisi della realtà facendo ridere e un linguaggio diverso che vorremmo adottato anche dai giornali». E da lunedì, a urne chiuse? Ci sarà la giunta, se la ridono allo Schitto

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia