Terrorista per la Turchia, rifugiato politico per l'Austria

L'arresto del medico Erden a Mestre diventa un caso diplomatico. Istanbul lo accusa di gravi reati. Vienna: "Perseguitato politico"
Il questore Angelo Sanna e la sua portavoce Annalisa Ferraro
Il questore Angelo Sanna e la sua portavoce Annalisa Ferraro
MESTRE. Terrorista per la Turchia, perseguitato politico per l’Austria. Domani, giovedì, la Corte d'Appello di Venezia, relatore Luisa Napolitano, esaminerà la richiesta di estradizione di Unal Erden, 45 anni, il medico turco con cittadinanza austriaca bloccato a Mestre dalla polizia sulla base di un mandato di cattura internazionale emesso dalla magistratura turca. Ma se per i turchi si tratta di un terrorista, le autorità austriache, che gli hanno concesso la cittadinanza, lo ritengono un rifugiato politico.
 
Nei confronti di Erden pendeva un provvedimento con richiesta di estradizione per una pena da scontare in patria per vicende legate al terrorismo. Secondo le autorità turche, il medico, che tra il 1994 e il 1995 è accusato di aver preso parte ad azioni eversive, tra cui un attentato negli uffici di una banca ad Ankara, potrebbe aver svolto l'attività di reclutatore per conto della Dhkp-C, l'associazione terroristica che il 31 marzo scorso a Istanbul ha sequestrato il procuratore Mehmet Selin Kiraz, poi morto durante il blitz delle forze speciali. Fin qui le accuse al medico ortopedico.
 
Dando la notizia del suo arresto la stampa austriaca, in particolare il «Kronen Zeitung», ha citato un esponente del ministero dell’Interno di Vienna che ricorda come Erden sia un rifugiato politico e che per questo ha ottenuto la cittadinanza austriaca. Inoltre lo stesso funzionario fa presente che le accuse mosse all’uomo dalla Turchia sono molto vaghe. Spiega il legale dell’ortopedico, l’avvocato Nicola Canestrini, di Rovereto: «È un perseguitato politico pr via giudiziaria. Le autorità austriache hanno già messo in luce come si tratti di accuse vaghe e senza prove. Noi daremmo battaglia su tutti i fronti, già in passato ci sono stati dei no dell’Italia ad estradizioni verso Paesi dove non si rispettano i diritti dell’uomo. Un caso riguarda proprio la Turchia».
 
Erden, laureato in medicina con specializzazione in ortopedia a Innsbruck, vive a pochi chilometri dal capoluogo del Tirolo e lavora in una clinica privata a Rosenheim, nel lander tedesco della Baviera. Ora i giudici veneziani analizzeranno tutte le carte messe a disposizione dalla questura e quindi valuteranno se confermare l'arresto o scarcerare Erden. Non è escluso che possa essere richiesta ulteriore documentazione alla magistratura turca che servirà anche per valutare la richiesta di estradizione. Erden, ha trascorso la notte in carcere. Prima di varcare la porta del penitenziario lagunare, ha potuto vedere la moglie come quest'ultima aveva chiesto. Il medico, in questura, si è limitato a fornire le proprie generalità precisando di svolgere la professione di medico.
 
Il questore Angelo Sanna, ha ripercorso le fasi che hanno portato alla sua individuazione e cattura. L'allarme è scattato alle 23.38 della vigilia di Pasqua, quando alla questura di Venezia si è attivata l'allerta del sistema on-line dell'archivio degli ospiti delle strutture ricettive che hanno sostituito la vecchia “schedina” di registrazione alberghierà con l'inserimento dei dati, tramite il dispositivo informativo predisposto dl Dipartimento della Pubblica sicurezza, che mette in connessione i centri di ospitalità alberghiera con la Banca dati nazionale delle forze di polizia. Immediatamente le volanti e la Digos sono entrate in azione: gli agenti si sono presentati nell'albergo dove il latitante soggiornava con la moglie e le due figlie. Erden si è mostrato meravigliato, ma non ha opposto resistenza. Era arrivato due giorni fa per una vacanza (ma sul suo breve soggiorno sono in corso accertamenti) e aveva previsto di ripartire ieri per l'Austria. A mezzanotte e un quarto stava già in un ufficio della questura con un fermo di identificazione chiesto e concesso dalla procura lagunare, mentre della vicenda veniva informato per conoscenza anche il procuratore aggiunto di Venezia Adelchi d'Ippolito, che regge la procura Antiterrorismo.

 

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