Fenice “troppo” virtuosa punita per la sua qualità

di Enrico Tantucci
VENEZIA
Penalizzato sulla qualità dal Ministero dei Beni Culturali perché troppo «virtuoso» rispetto ad altre fondazioni liriche con il bilancio in dissesto e bisognose, perciò, di qualche aiuto in più da Roma. È il destino singolare toccato al Teatro La Fenice in base ai nuovi parametri per l’assegnazione dei fondi del Fus - il Fondo unico per lo Spettacolo - alle fondazioni liriche.
E così la Fenice, che quest’anno chiuderà il suo terzo bilancio consecutivo in pareggio - tra i pochissimi teatri lirici italiani - e la cui qualità degli spettacoli è umanamente riconosciuta da critica e pubblico si ritrova invece al penultimo posto nelle classifiche dei Beni Culturali rispetto al parametro qualitativo tra le quattordici fondazioni liriche italiane. Peggio farebbe solo Cagliari.
Un parametro che distribuirà annualmente ben 42,5 milioni di euro. E così alla Scala di Milano, che risulta al primo posto di questa classifica, vanno 150 punti - il massimo - e oltre 9 milioni di euro di finanziamenti. E alla Fenice, penultima, solo 10 punti, e circa 600 mila euro. Dietro la Scala e nei primi cinque posti ci sono il Teatro dell’Opera di Roma (oltre 8 milioni di euro), il Maggio Musicale Fiorentino (oltre 6,5 milioni), il Teatro Massimo di Palermo (3,8 milioni di euro) e il Comunale di Bologna (3,3 milioni di euro). Entro i primi cinque la Fenice per livello qualitativo degli spettacoli avrebbe dovuto esserci di diritto.
Ma, guarda caso, le fondazioni liriche che la precedono, hanno tutte seri problemi a chiudere i loro bilanci, in dissesto.
E allora il sospetto - ma è qualcosa di più - è che la Commissione consultiva ministeriale per la Musica che assegna a sua discrezione i contributi per la qualità, li abbia utilizzati non per premiare i migliori, ma per dare una mano a chi da solo proprio non ce la fa. Non è appunto il caso della Fenicem che ha visto nel 2014 crescere i contributi statali del Fus di un milione e mezzo - superando i 15 milioni di euro - proprio perché gli altri parametri ministeriali, questi oggettivi, riguardo alla salute dei bilanci delle fondazioni e alla quantità delle produzioni, la premiano.
E allora, per la qualità, al Ministero hanno pensato bene di «declassare» il teatro veneziano, tirando su in classifica il dissestato Teatro dell’Opera di Roma, il Maggio Musicale fiorentino in difficoltà caro al presidente del Consiglio Matteo Renzi e persino il Massimo di Palermo. Da parte veneziana, a cominciare dal sovrintendente della Fenice Cristiano Chiarot, nessun commento sulla vicenda. Nel teatro lagunare, si pensa solo a lavorare.
Per la qualità effettiva dei suoi spettacoli - con buona pace della Commissione ministeriale - chiedere agli spettatori, soprattutto stranieri, che continuano ad aumentare.
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